Avvenire di Calabria

I morsi della crisi economica vanno a ledere le piccole e medie realtà

Molte imprese calabresi muoiono dopo 5 anni

Francesco Bolognese

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Rimanere attivi sul mercato è diventata “un’impresa” per il imprese. A (ri)lanciare l’allarme è un’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della CGIA, secondo cui “più di una impresa su due (precisamente il 55,2 per cento) chiude i battenti entro i primi 5 anni di vita”. “Troppe tasse, una burocrazia che non allenta la morsa e la cronica mancanza di liquidità – ha dichiarato Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio studi - sono i principali ostacoli che hanno costretto molti neoimprenditori a gettare la spugna anzitempo. E’ vero che molte persone, soprattutto giovani, tentano la via dell’autoimpresa senza avere alcuna esperienza e/o il know how necessario, tuttavia questa percentuale di chiusura così elevata è molto preoccupante, anche perché continua ad aumentare di anno in anno”. L’emorragia è costante. “Se nel 2004, infatti, il tasso generale di mortalità si attestava al 45,4 per cento (ovvero la percentuale di imprese ancora in vita dopo 5 anni sul totale delle imprese nate nell’anno di riferimento, ossia il 1999), dieci anni dopo la soglia è salita al 55,2 per cento; quasi 10 punti in più”.
A pagare un dazio particolarmente pesante sono “le costruzioni (62,7 per cento), il commercio (54,7 per cento) ed i servizi (52,9 per cento)”.
Ad alimentarla c’è “la crisi economica abbattutasi nel nostro Paese che ha sicuramente accelerato questo trend così negativo. Rispetto a qualche decennio fa, infatti, chi ha avviato un’attività economica in questi ultimi anni, spesso ha compiuto un salto nel buio. Con il passare del tempo, molti neoimprenditori hanno sperato di poter far breccia nel mercato e di superare lo scotto iniziale senza particolari problemi. Purtroppo, però, molti non hanno retto l’urto e sono stati costretti ad abbassare definitivamente la saracinesca”. Chi soffre di più? Il triste primato è appannaggio della “Calabria (58,5 per cento di chiusure dopo 5 anni di vita), seguita dal Lazio (58,1 per cento), dalla Liguria (57,7 per cento) che è l’unica regione del nord nelle prime posizioni di questa graduatoria, dalla Sicilia (57,2 per cento), Sardegna (56,4 per cento) e Campania (56 per cento). Le province autonome di Bolzano e di Trento (rispettivamente con il 45,8 e i 49,3 per cento), la Basilicata (50,1 per cento) e il Veneto (51,9 per cento), invece, sono le realtà meno interessate da questo fenomeno”.
E’ auspicabile un cambio di passo dei governanti atteso che questo triste fenomeno produce riverberi negativi sull’occupazione. I “nostri” potrebbero prendere qualche lezione dai “vicini”, i lucani.

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