Avvenire di Calabria

Il Decano del Capitolo della Cattedrale, monsignor Antonino Denisi propone un ritratto sull'uomo.

Chi era san Gaetano Catanoso? Denisi: «Luminoso nella semplicità»

Una visione intimistica di San Gaetano Catanoso che seppe coniugare luminosamente umiltà e impegno

di Antonino Denisi

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Il Decano del Capitolo della Cattedrale, monsignor Antonino Denisi propone un ritratto sull'uomo. Una visione intimistica di San Gaetano Catanoso che seppe coniugare luminosamente spirito di umiltà e impegno ecclesiale.

Il ritratto di san Gaetano Catanoso a firma di monsignor Antonino Denisi

In questa breve riflessione metterò in evidenza soprattutto le doti umane del nostro san Gaetano Catanoso, sacerdote reggino distintosi nel suo ministero di confessore per la sua umanità.

L’uomo

Già nel suo aspetto fisico il santo si presentava con «una tozza e solida figura di contadino, di forte camminatore e di pellegrino; il suo volto spazioso e sereno, mite e volitivo, richiamava il taglio e il ricordo di un antico patriarca. Nei suoi occhi brillava la serenità; sul suo volto, la gioia; anche se poi si scopriva che nel suo cuore portava la pena di tanti, di tutti; il suo sorriso era espressione della trasparenza di Dio».

Intelligenza volitiva e vivace; pronto alle battute, forte per la speranza in Cristo. La sua vocazione è stata aiutata da un suo prozio, il parroco Francesco Catanoso che da Pentadattilo andò a Chorio dove fu parroco per più di quarant’anni. Il primo amore all’Eucaristia glielo trasmise san Pasquale, il protettore della sua parrocchia di Chorio.


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Il rosario dai genitori, che, ogni sera, lo recitavano insieme ai figli. I sani affetti familiari e i sacrifici della Il giorno della canonizzazione vita in campagna gli trasmisero limpidezza e ricchezza di umanità che lo faceva amare da tutti. «Cocciuto e resistente» amava qualificarsi. Soleva dire: «La fede, la speranza cosa sono senza la carità? Se manca l’amore manca il cuore, e se manca il cuore l’uomo è morto».

E in realtà, da Pentidattilo alla Candelora e alla Cattedrale, dai seminaristi, ai carcerati e agli ammalati dell’ospedale, tutta la sua vita può dirsi un inno alla carità.

Il prete

San Gaetano Catanoso era un prete “diverso”. Diverso e straordinario perché luminoso nella sua semplicità, povertà e carità. Un prete che tutti identificavano col volto di Cristo, pronto sempre a incontrare gli emarginati, i vinti della vita, a consolare i piccoli, gli orfani, i devastati dalle privazioni; a riguadagnare a Cristo e a sé stessi i peccatori, i più poveri tra i poveri.

Ogni sua parola, ogni suo pensiero, le sue esortazioni non furono mai un puro esercizio mentale, una riproduzione concettuale o teorica, staccata dalla sua vita quotidiana, ma furono azione messa in opera, come gli suggeriva la parola di Dio, da lui bene assimilata. In questo aveva già anticipato le affermazioni di oggi di Papa Francesco. Tutti spontaneamente lo chiamavano Padre, quasi carisma personale a lui concesso da Dio, Padre Nostro.

La sua spiritualità sacerdotale trovava l’ispirazione per il suo apostolato, nell’Eucaristia. Pietà eucaristica che identificava con quella del Volto Santo. Diceva: «Se vogliamo adorare il volto reale di Gesù, non la sola immagine, questo Volto noi lo troviamo nella divina Eucaristia». E allargando lo sguardo aggiungeva: «Gesù ha bisogno oggi di molte Veroniche per i peccati di bestemmia e per i sacrilegi, e di molti Cirenei per la croce sempre più pesante dei più poveri senza conforto e senza aiuto».


PER APPROFONDIRE: Denisi: «Novanta primavere al servizio della Chiesa reggina»


La devozione principale era il rosario, perché - diceva – «Maria passa nei misteri umani e divini, nelle umiliazioni e nel trionfo della beatitudine eterna».

Il laicato

San Gaetano Catanoso ebbe attorno a sé tanti laici cattolici, che da lui ebbero il nutrimento spirituale e che, a loro volta, sostennero e alimentarono le sue opere. È impossibile ricordarli tutti. Parroco della Candelora, ebbe a seguire e a interessarsi spiritualmente di «una grande anima apostolica, zelatrice instancabile della devozione della Madonna de La
Salette: la signorina Elena Naldi».

L’improvvisa morte del canonico Salvatore De Lorenzo sembrò la fine di tutto. La Nardi venne sfrattata dalla sua baracca alla “Collina degli Angeli” - cosi tutti i Reggini ormai la chiamavano - e si rifugiò presso il santo parroco di Condera, don Giovanni Calabrò. Intanto, alla Candelora veniva parroco il nostro Santo. “Madre Naldi” - come ormai tutti la chiamavano - venne richiamata alla “Collina degli Angeli”.

Qui, per altri quindici anni, visse in preghiera e in accoglimento dei tanti che andavano a trovarla. San Gaetano Catanoso nel riorganizzare la sua parrocchia, ebbe il prezioso apporto di Maria Mariotti e di sua madre, quest’ultima eletta presidente delle donne di Azione cattolica. Ricordiamo anche il dottor Giuseppe Curmaci, farmacista, e il cavalier Diego Malara, commerciante, entrambi di Sbarre presso il Ponte San Pietro, i quali ci richiamano quella schiera assai numerosa di uomini e donne che furono accanto al santo con la loro pietà e la loro carità.

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