Monsignor Santoro: «Quel sì alla chiamata, paradigma della fede»

«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi ». Fedeltà che da spessore di pienezza alla vita. Ascolto che provoca e mette in movimento il cuore. Desiderio di compagnia ed accompagnamento. Verità che libera.

Chissà se Giovanni avrebbe mai pensato che, consegnando alla storia di ogni tempo questa frase di Gesù, avrebbe anche risposto ai bisogni profondi ed ai “sogni nel cassetto” dei giovani di ogni tempo. Probabilmente sì: lo aveva sperimentato sulla sua pelle quando, in quelle quattro del pomeriggio, aveva “gettato” i suoi giovani occhi negli occhi del Figlio dell’Uomo e gli aveva chiesto (con la faccia tosta dei giovani): «Maestro dov’è casa tua: mi ci porti? Mi fai stare un po’ con te? Se staremo un pò insieme, se mi parlerai di te e mi ascolterai, magari diventeremo amici». «Vieni: farai, da te stesso, esperienza dell’Amore più grande. Vieni e capirai che la verità libera; che la fedeltà non inganna. Vieni con me. Vieni dietro me». Il giovane Giovanni andò, e non da solo. E quel giorno, per lui il tempo parve fermarsi: stette, a casa di quell’Uomo «dagli occhi penetranti»; e lo ascoltò. E poi si raccontò, e raccontò. Perchè «vide e credette». Credette che, lì, in quella casa, c’era qualcosa – anzi Qualcuno – per cui sarebbe valsa la pena giocarsi la vita. In quella casa non abitava un Rabbi qualsiasi, ma «il più bello fra i Figli dell’uomo», Uno che «parlava con autorità», capace di “scombussolarti” l’esistenza. Insomma: quel giorno, in quelle «quattro del pomeriggio » che non avrebbe dimenticato mai più, il giovane Giovanni trovò il paradigma di un’esistenza perfettamente riuscita, l’icona di una speranza affidabile e possibile. E la sua vita cambiò. Per sempre.

Non si tratta di una bella favola, di quelle che finiscono col lieto fine e lasciano tutti felici e contenti: è un “fatto di vangelo”, tra i più belli che ci siano stati consegnati; una pagina dove è condensata, in pillole, la sfida, antica e sempre nuova, di ogni vera pastorale con e per i giovani, soprattutto di quella orientata in senso vocazionale: parole come fedeltà, pienezza, ascolto, progetto, compagnia ed accompagnamento, verità, libertà, sono le strutture portanti della grammatica della fede e della vita, indispensabili per ogni seria ed efficace proposta vocazionale.

Oggi queste bellissime parole chiave della grammatica vocazionale della vita sono consegnate a don Danilo, don Ivan, don Manuel, don Giovanni, «preti per sempre»; e, attraverso di loro, sono trasmesse ad ognuno di noi, in particolare a ciascuno dei nostri ragazzi, perchè cerchino e trovino, nelle loro «quattro del pomeriggio», il «più bello tra i figli dell’Uomo», l’unico capace di scombusolarti l’esistenza.

* rettore del Seminario arcivescovile “Pio XI”

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