Avvenire di Calabria

La riflessione su quanto emerso dalle inchieste giudiziarie del 2016

«Morire non è nulla. Spaventoso è non vivere»

Redazione Web

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di Giovanni Ladiana * - Ciò che hanno messo in chiaro le inchieste giudiziarie di quest’ultimo anno è la grande ipocrisia che ha regnato negli ultimi decenni nella nostra città: è inverosimile credere che un sistema così ramificato in tutti i settori che contano – e con cui tutti abbiamo a che fare – fosse sconosciuto. Le parole di Borsellino riguardanti i politici credo valgano per tutti: «L’equivoco su cui spesso si gioca è questo. Si dice: Quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto».
Comunque, ora nessuno può fingere di non sapere che in città tutti i mondi che contano sono contaminati. Alcuni l’hanno scelto per la seduzione del potere, del denaro o del prestigio; altri per convenienze varie (mascherate da ragioni false e illusorie: tanti imprenditori si giustificano dicendo che lo fanno per far funzionare le proprie aziende); tanti per omertà (che non è solo paura, ma anche illusione di non rimanerne toccati); tanti perché delegano la lotta per la legalità a Magistratura e Forze dell’ordine.
Questo sistema ha generato un risultato evidente: mentre cresce il numero e la disperazione dei poveri, la nostra città naviga in un oceano di denaro che di fatto uccide il futuro. Al punto che è di nuovo enorme l’emigrazione di quasi tutti i giovani più preparati, ma anche di disoccupati – giovani e adulti – alla ricerca di lavori precari. Credo, però, che al fondo della situazione attuale ci sia l’esito estremo dell’individualismo che, per tanto tempo, il neoliberismo finanziario ha spacciato per libertà e crescita: perché ha schiacciato tanti nella solitudine e ha convinto tanti che solidarietà, impegno per il bene comune, lotta per la Giustizia sono sogni da perdigiorno. E la diffusione della sfiducia sta aprendo ancora più spazio ai poteri criminali e corrotti. Eppure sentiamo tanti proclamare l’amore per la bella Reggio; mi chiedo, però, cosa significhi quest’amore e di quale bellezza si parli, facendo ancora mie parole di Borsellino: «Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare».
Allora, come si può – si dovrebbe – amare Reggio? L’estate scorsa, nel cortile degli Ottimati, in un incontro, diversi magistrati della nostra Procura ci hanno esortati a un civismo che ci riguarda tutti.
Dopo aver sottolineato che la gran parte degli arresti sono avvenuti solo grazie alle inchieste, ci è stato ricordato che le denunce, non solo libererebbero più profondamente la città (perché farebbero terra bruciata ai criminali, che così avrebbero meno potere), ma consentirebbero di svolgere più celermente, e con esiti più positivi, i processi. E sarebbe veramente da ciechi non vedere che, da oltre un decennio, Procura e Forze dell’ordine hanno conquistato credibilità nella lotta alla ‘ndrangheta e ai loro conniventi.
Ma non basta questa forma di civismo. È necessario recuperare i valori che citavo prima; per marcare la distinzione tra legalità e Giustizia, tra fratellanza e fraternità, tra Politica del bene comune e il mestiere di politici, che barattano la vita sociale per brama di potere. E sono convinto che alla base d’una simile Coscienza civica deve esserci la Gratuità: unica condizione per recuperare credibilità. Anche nel nostro mondo ecclesiale credo sia necessario un ripensamento delle occasioni in cui parliamo alle Coscienze: aiutando tutti – ragazzi e adulti – a costruire relazioni autentiche con Gesù; centrate cioè sul Vangelo e non ridotte a saperi su Gesù. Ancora una volta considero ispirative, non solo per noi credenti, le parole di Borsellino: «Nella lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non dev’essere soltanto l’opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti; e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».
Le parole con cui ho voluto dare titolo a questa mia riflessione, pur nella loro crudezza, potrebbero essere una prima, sana riscossa delle Coscienza più addormentate.

* padre gesuita

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