Avvenire di Calabria

L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova ha incontrato le famiglie del settore reggino del Movimento

Il vescovo Morrone all’Equipe Notre Dame: «Famiglia spina dorsale della comunità»

Al centro della giornata di riflessione e preghiera il valore della famiglia umana e cristiana

di Dominella e Giuseppe Fortugno

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Giornata di riflessione e preghiera sul valore della famiglia con l'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova, Morrone per le famiglie del Settore di Reggio Calabria dell'Equipe Notre Dame.

Il vescovo Morrone incontra l'Equipe Notre Dame

«Gesù, nostra via, nostra vita e verità per tutti, dialoga con i suoi discepoli sui grandi temi riguardanti la Sua persona e la Sua missione». È con questa premessa che domenica 7 maggio scorso, presso la Casa di Spiritualità “Santa Maria Porto di Pace” delle Figlie della Chiesa di Arghillà, l’Arcivescovo Morrone ha incontrato le famiglie del Settore di Reggio Calabria del Movimento Equipe Notre-Dame, unite dal sacramento del matrimonio e chiamate a seguire il Cristo nel cammino dell’amore e della santità attraverso i doni dello Spirito Santo.


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L’incontro, molto partecipato dalle coppie di sposi e dai consiglieri spirituali del Settore, si è svolto in un clima di ecclesiale-sinodalità tra ascolto, accoglienza, disponibilità e cura che ha permesso di cogliere diversi spunti di riflessione offerti dall’Arcivescovo Morrone che introduce da subito la famiglia come la «spina dorsale della nostra comunità ecclesiale e civile».

Lo sguarda all'attualità e il valore della famiglia "umana" e "cristiana"

Attraverso la lettura di avvenimenti attuali, conia un’alternativa visione di Dio partendo da come «Dio è famiglia, è dono e alterità. La famiglia umana e dunque la famiglia cristiana, trae la sua genesi nell’azione creativa di un Dio che non è solitario ma nell’essere Uno indica proprio l’unica famiglia. Nascendo dal grembo di Maria, dentro una storia che già lo precede, Gesù dà fondamento alla famiglia prima di diventarne al tempo stesso principio e compimento».

E ancora l’Arcivescovo Morrone, ha invitato tutte le famiglie a prendere consapevolezza del dono avuto con la vita e a rendere grazie a Dio per «il bene che Lui ci vuole e per il bene che in Suo nome, noi sposi riusciamo a realizzare. C’è una grande responsabilità nella vocazione di ognuno di noi, ed è motivo per rendere grazie di tutto questo, perché se in noi c’è questa gratitudine, allora l’impegno, nonostante la fatica, diventa una grazia ulteriore».

La famiglia "allargata" del Signore

Non dobbiamo avere timore di entrare in un dialogo “cuore a cuore” con il Signore e dire «abbiamo fatto quello che ci hai comandato nei limiti della nostra possibilità». Infatti, prosegue ancora l’Arcivescovo: «quando noi cristiani confessiamo la fede, non confessiamo il peccato, confessiamo l’amore di Dio che opera in noi e ci rende testimoni, lievito e sale della nostra storia».

«L’atto fondamentale della fede è rendere grazie. In questa missione, tutti noi siamo chiamati ad entrare nel tessuto umano coniugando le proprie esperienze di fede con le scelte di vita che a tutti i livelli fanno di ogni famiglia, una famiglia di famiglie e come tale, aperta alla famiglia di Dio, che prima di essere cristiana è umana e quindi più allargata della famiglia che fa riferimento alla Chiesa - simbolo concreto dei volti di chi crede al Signore di tutta l’umanità che è destinata ad essere».

«La cultura, l’educazione, la politica e tutto ciò che fa parte della città degli uomini deve interessarci, perché ciò che interessa Dio interessa anche me, e ciò che interessa ai nostri figli interessa anche ai nostri genitori e viceversa; perché anche in questo mondo si colgono i tratti del Regno di Dio».

Nella quotidianità, la bellezza dell'amore di Dio

«È nell’umano che Dio prende dimora ed ha piantato la Sua tenda in mezzo a noi; per cui fuori dall’umano Dio non ha tenda, non ha dimora, Dio non c’è; e così anche in tutto ciò che sta al di fuori dai tuoi affetti, dal tuo vissuto, Dio non esiste lì. È nell’umano di Gesù, nella sua vicenda, nel suo stile di vita che noi possiamo entrare in contatto con Dio, quel Dio-Gesù che nel quotidiano ci permette di testimoniare la bellezza del Suo amore. Ecco l’opera del Padre, chi entra in comunione con me, compie le mie stesse opere che diventano opere e presenza di Dio».

«Stare dalla stessa parte del Padre, significa stare allo stesso posto occupato da Gesù, dal lato di chi non ha voce, nel punto della prova o della sfida, dove pulsa l’umano con le sue difficoltà e i suoi interrogativi. Gesù è la nostra verità, l’umano che anticipa ciò che siamo chiamati ad essere».


PER APPROFONDIRE: Inverno demografico, Francesco: «Fare famiglia non può essere affare da ricchi»


L’incontro dell’Arcivescovo Fortunato con il Movimento END è proseguito con la condivisione di un momento agapico e altri “spazi aperti” all’insegna della leggerezza e della creatività con l’animazione musicale dei bambini per esprimere il legame, la profondità, l’amore fraterno che rende ogni comunità riunita in nome di Cristo, famiglia e chiesa domestica ambiti privilegiati in cui la vita dell’essere umano è chiamata a sbocciare secondo il progetto di Dio e far festa insieme a Colui che è la Via che ci presenta la meta del Padre con il dono dell’incontro speciale che ogni giorno attraverso l’altro, ti viene incontro, ti sorprende e ti cambia la Vita!

* Equipe Notre Dame

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