Natale 2025: mons. Melillo (Ariano Irpino), “riconoscere il Signore che viene e ci precede, anche nelle povertà, nelle solitudini e nei vuoti di relazione”

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“Vi auguro un Natale vissuto così: con passi lenti, con comunità che custodiscono, con presenze che qualificano il territorio, con occhi capaci di riconoscere il Signore che viene e che ci precede, anche nelle povertà, nelle solitudini e nei vuoti di relazione del nostro mondo”. Lo ha scritto il vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, mons. Sergio Melillo, nel messaggio natalizio alla diocesi.
“In una stagione segnata da cambiamenti rapidi e legami fragili, siamo chiamati a riscoprire il senso profondo del Natale, sottraendolo alla fretta e restituendolo alla vita concreta delle persone e dei luoghi. Non è solo una celebrazione: è una presenza che chiede di essere accolta e custodita”, osserva il presule, sottolineando che “riscoprire il Natale significa accettare che Dio venga a noi attraverso gesti umili, storie abitate, relazioni vissute”. “Il Figlio – prosegue – viene nella povertà di Betlemme e continua a venire nelle pieghe della nostra storia. Viene nei paesi, nelle case, nelle parrocchie che restano aperte, nei servizi che non si ritirano, nelle comunità che scelgono di esserci. Viene anche dove la vita è segnata dalla guerra, dalla povertà, dalla solitudine: nei cuori di chi soffre, nei luoghi dove le relazioni si affievoliscono e l’ascolto manca, come accade ai cristiani in Terra Santa e in tante altre parti del mondo”. Per il vescovo, “le comunità della nostra diocesi, sparse come luci discrete lungo le strade del territorio, sono un vero presidio di Vangelo: non per occupazione degli spazi, ma per la qualità della presenza, per la capacità di prendersi cura, di restare accanto, di custodire le fragilità”. “Le parrocchie, l’evangelizzazione attraverso i servizi caritativi, educativi e di prossimità – rileva mons. Melillo – sono luoghi in cui il Natale continua ad accadere: non solo quando celebrano, ma quando accompagnano, quando tengono aperta una porta, quando non lasciano soli. Accogliere una persona sola alla propria mensa, e insieme partecipare alla messa della Notte di Natale, è un gesto che parla di un cuore che ama”. “Anche il cammino sinodale – la convenzione del vescovo – nasce da qui: dall’ascolto che diventa presenza. Ci scopriamo pellegrini, ma non sradicati; in cammino, ma non dispersi. Siamo sostenuti dalla presenza degli altri e chiamati a essere, a nostra volta, presenza affidabile, segno che il Natale si fa concreto ogni volta che qualcuno resta accanto. Annunciare il Vangelo oggi significa essere lievito di fraternità e di speranza nei luoghi concreti della vita, attraverso presìdi umili ma tenaci”.

Fonte: Agensir
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