Natale: don Cascio (Ucsi Lazio), “questa pace non si conquista mai una volta per tutte”

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“Tutti vogliono la pace, è diventato un luogo comune parlarne, ed è forse anche ingenuo invocarla. Ma se fosse vero, non ci sarebbero così tanti popoli tormentati dalla violenza e dall’odio in questo momento sul nostro pianeta. In Terra Santa, Ucraina, certo, ma anche in Yemen, Siria, Armenia, Repubblica Democratica del Congo, Birmania, Nicaragua e altrove. Tanti conflitti più o meno dimenticati che continuano a sfigurare il volto dell’umanità giorno dopo giorno”. Sono le parole contenute nel pensiero per Natale di don Stefano Cascio, consulente ecclesiastico dell’Ucsi Lazio e parroco di San Bonaventura da Bagnoregio a Roma, che domanda quale tipo di pace si stia aspettando e se sia ragionevole prepararsi a festeggiare quello che la Bibia definisce il Principe della pace.

“Senza dubbio dobbiamo metterci d’accordo su cosa sia questa pace che stiamo aspettando. Uno stato di relazioni immutabile e impassibile che scenda sulla terra per imporsi in modo uniforme? Una tale tranquillità imposta, almeno in questo mondo, avrebbe indubbiamente più a che fare con l’ordine che con l’armonia, sarebbe una sorta di ‘pace morta’, poiché esistono nature con lo stesso nome… L’esperienza dimostra che l’acqua più perfettamente immobile è molto spesso solo acqua stagnante”. Il consulente ecclesiastico dell’Ucsi Lazio invoca una pace viva che rispetti la libertà umana, fragile e che dipende dalla buona volontà, definite dal Vangelo operatori di pace.

“Per essere beate, l’armonia sociale e la pace mentale richiedono le nostre mani, il nostro tempo, lo sforzo di fare le cose così spesso che diventano istintive e naturali… virtuose”, aggiunge don Cascio sottolineando, “La cattiva notizia è che questa pace non si conquista mai una volta per tutte; la buona notizia è che non siamo affatto impotenti: inizia qui e ora, nelle cose più piccole delle nostre relazioni. Non c’è nulla di ingenuo e nulla di più impegnativo”.

Fonte: Agensir

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