Nella Basilica di Reggio saranno ordinati sei nuovi sacerdoti

Presiederà la celebrazione eucaristica l’arcivescovo Morosini

«… É a noi, infermi, che è stato dato, è da noi che dipende, infermi e carnali, di far vivere e di nutrire nel tempo» la Parola eterna di Cristo. In questa vibrante espressione di Charles Péguy vedo racchiuso il mistero di ciò che da qui a pochi giorni la nostra Chiesa diocesana vedrà riaccadere sotto i propri occhi. Il 6 maggio prossimo, infatti, in Cattedrale, alle 18, Danilo, Francesco, Frederic, Gino, Luca e Vladimiro riceveranno per le mani dell’ Arcivescovo il dono dell’Ordinazione Presbiterale.

Dopo i lunghi anni di ricerca e di verifica in Seminario, arriva il momento del grande “Eccomi!”. E’ così che prenderà forma, in modo definitivo e compiuto, il senso di una chiamata che, consapevolmente accolta e vissuta dentro un cammino educativo comunitario, risplenderà nell’unzione del Sacro Crisma divenendo “stato di vita”. Consacrazione e missione: è tra queste due realtà che si dipana tutta l’esistenza di un prete. Nella voce umana, che durante il rito pronuncerà i loro nomi, risuonerà la Voce di Colui che “fin dal grembo materno” li ha scelti e li ha chiamati per “inviarli”. «Reverendissimo Padre, la Santa Madre Chiesa chiede che questi nostri fratelli siano ordinati presbiteri»: così si rivolgerà al Vescovo il Rettore del Seminario. In quella richiesta c’è il desiderio della Chiesa intera: delle comunità da cui gli ordinandi provengono, dei parroci, delle famiglie, degli educatori, degli amici e di noi che con loro abbiamo camminato e siamo cresciuti.

«Sì,lo voglio» sarà la risposta che sentiremo ripetere da ciascuno di loro: ed è lì che nascerà la loro identità di sacerdoti. Non sono, infatti, le emozioni, l’intelligenza, il bagaglio culturale, le competenze tecniche a costruire l’identità di un prete, ma l’appartenenza ad un Altro: la quale si manifesta nel gesto del distendersi a terra, come segno della rinuncia a tutto, e in quel piccolo, grande “sì” come atto supremo della libertà. La coscienza della propria identità è lo spazio personale entro cui consacrazione e missione coincidono. Danilo, Francesco, Frederic, Gino, Luca e Vladimiro, nel loro lungo cammino segnato insieme dal desiderio e dal limite, hanno dato prova di essere pronti a vivere tutto questo con slancio e generosità. E noi, Comunità del Seminario “Pio XI”, siamo felici di “consegnarli” al Signore certi che, attraverso di loro, “infermi e carnali”, Egli continuerà nel nostro tempo a pronunciare la sua eterna Parola di Vita.

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