«Nessun rapporto con il boss», così don Nuccio è stato assolto

Un processo lungo, estenuante. Consumato prima sulle colonne dei giornali e poi nelle aule del Tribunale di Reggio Calabria. Si tratta dell’inchiesta “Accordo-Sistema”, coordinata dal sostituto procuratore Stefano Musolino, che ha messo insieme faldoni di accuse nei confronti del clan Crucitti, egemone nel quartiere Condera, dove è parrocco don Nuccio Cannizzaro indagato di aver reso falsa testimonianza con l’aggravante di facilitare una cosca di ‘ndrangheta.

Il sacerdote è stato assolto, in primo grado, dall’aggravante mafiosa e prosciolto per prescrizione del reato rispetto alla falsa testimonianza già dallo scorso 15 luglio 2014. Pochi giorni fa sono state depositate le motivazioni dove si ristabilisce la verità processuale dei fatti. Una sentenza lapidaria che mette – nero su bianco – come don Nuccio fosse totalmente estraneo ad ambienti di ‘ndrangheta.

Lo confermano il presidente Andrea Esposito e i giudici Maria Teresa Gentile e Salvatore Pugliese: «Don Nuccio Cannizzaro e Santo Crucitti non sono mai stati visti assieme, non risultano aver mai avuto rapporti di frequentazione o di incontro, né risulta registrato alcun contatto telefonico tra gli stessi» – si legge nell’atto – «non è stata accertata alcuna forma di cointeressenza o di collegamento». Non un controllo sommario, ma «nel lungo periodo in cui Crucitti (e per un certo tempo anche il Cannizzaro) hanno avuto utenze e ambienti sottoposti ad intercettazione, non è mai stato verificato un contatto telefonico tra i due, né l’uno ha mai rivolto un riferimento all’altro».

Sul caso è intervenuto anche l’Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini: «Dopo aver preso visione delle motivazioni dell’assoluzione di don Nuccio Cannizzaro voglio confermare ancora una volta la personale vicinanza al carissimo don Nuccio e a tutta la parrocchia di Condera. È una sentenza che, almeno dopo questa prima fase processuale, con l’ampiezza e l’intelligenza delle sue argomentazioni, rende loro giustizia per tutte le sofferenze patite per lunghissimi anni. Soprattutto, trovo confortante che il Tribunale abbia riconosciuto la totale estraneità di don Nuccio rispetto ai presunti mafiosi». 

Come dire: due mondi completamente lontani. Una ricostruzione, quella dei giudici del Tribunale di Reggio Calabria, che è molto differente da quella giornalistica che ha minato alla serenità di don Nuccio Cannizzaro e della comunità parrocchiale di Condera. Infatti, sul sacerdote reggino si scatenò una vera e propria bufera mediatica che piegò l’uomo prima ancora che il sacerdote, che – tramite il suo avvocato – comunicò di aver anche pensato al suicidio. Don Nuccio non solo non era vicino agli interessi dei Crucitti, ma non osteggiò Tiberio Bentivoglio, all’epoca presidente dell’associazione Harmos, oggi riconosciuto vittima del racket.

Su questo il Tribunale di Reggio Calabria esprime una chiave di lettura nitida: «Non è stato riscontrato che lo stesso parroco abbia mai contrastato le iniziative assunte dall’associazione Harmos, ovvero che abbia assunto comportamenti ostili nei confronti del Bentivoglio». Dissidi fra i due c’erano, ma nulla a che vedere con una strategia ai danni dello stesso imprenditore vittima di diversi attentati. «Con la gioia per questo primo risultato positivo – ha concluso nella sua nota l’Arcivescovo Morosini – continueremo a stare accanto a don Nuccio e alla sua comunità parrocchiale. Non mancherà la preghiera al Signore perché la loro fede, maturata in questi anni di dolore e di trepidazione, possa produrre quei frutti di bene che solo il seme del dolore riesce a far germogliare».
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