Nord Darfur: Save the Children, “combattimenti serrati e ospedali chiusi”. Il racconto di un operatore sanitario impegnato in prima linea

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“I combattimenti serrati avvenuti in città negli ultimi due mesi hanno visto la chiusura uno dopo l’altro di ospedali e strutture sanitarie, a causa della mancanza di forniture mediche, della partenza degli operatori sanitari, dei bombardamenti di artiglieria e dei vasti saccheggi di ambulanze e forniture mediche, anche da ospedali materno-infantili”. A raccontarlo è Ali, 42 anni, operatore sanitario che lavora nel Nord Darfur da sei anni con Save the Children. Vive con la sua famiglia a El Fasher da quando è scoppiata la guerra nella capitale del Sudan, Khartoum, nell’aprile 2023. Il 25 maggio 2023, è stato costretto a evacuare la sua famiglia per metterla in salvo dopo che un ordigno esplosivo è caduto nella loro casa, ferendo cinque suoi familiari. Parla dell’impatto del conflitto sulla popolazione del Nord Darfur.
“Ho lavorato e fatto volontariato come medico a El Fasher in Sudan negli ultimi sei mesi, senza sosta, di notte, durante i fine settimana e i giorni festivi. Come padre, vedere le madri che si aggrappano ai loro figli feriti, mi spezza il cuore. Il mese scorso ho curato una bambina di sei anni dopo che un ordigno esplosivo era caduto in casa sua e si era ferita la pancia con le granate. Soffriva moltissimo e i suoi genitori erano in profonda agonia. Io e i miei colleghi medici siamo riusciti a eseguire un’operazione d’urgenza per rimuovere le schegge e dopo una settimana di ricovero in reparto si era ripresa abbastanza da essere dimessa. L’orrenda esperienza della bambina mi ha ricordato quando un ordigno esplosivo è caduto nel nostro complesso, mettendo a rischio la vita dei miei bambini e familiari stretti. Purtroppo, in tutta El Fasher tali incidenti accadono quotidianamente, inondando gli ospedali di pazienti feriti, molti dei quali bambini. Pensavo che il conflitto non sarebbe durato a lungo. Speravo che le cose potessero tornare alla normalità e che io e la mia famiglia saremmo stati al sicuro. Poi una sera, appena un mese dopo l’inizio del conflitto, un ordigno esplosivo è caduto a casa nostra durante una delle battaglie e ha ferito cinque membri della mia famiglia, tra cui mio padre, mia madre, le mie sorelle e un cugino. Ero inorridito, triste e arrabbiato”.
Il lavoro di Alì come operatore sanitario presso Save the Children prevede l’implementazione e la gestione di programmi volti a fornire servizi sanitari primari alle famiglie e ai bambini più vulnerabili. “Gestiamo una clinica mobile per gli sfollati interni a El Fasher e supportiamo sette strutture che forniscono servizi medici, sanitari e nutrizionali gratuiti”.

Fonte: Agensir
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