In Italia, negli ultimi anni, il fenomeno della prostituzione è aumentato notevolmente ed ha subito una serie di trasformazioni. Sul territorio di Reggio Calabria è attiva una rete di Unità Mobili, coordinate dalla Caritas diocesana, che settimanalmente si muove con discrezione nei luoghi noti, dove si consuma il sesso ad ore, dove donne giovani – di cui tante minorenni – si prostituiscono nelle strade e negli appartamenti della città. Le “Unità di strada” hanno la finalità di informare, orientare, ma soprattutto di offrire un sostegno mirato e un ascolto attento per dare sollievo a quelle donne, identificate come meretrici dai più, quando invece, non sono altro che vittime della tratta e del riciclaggio di denaro sporco. Il lavoro degli operatori diocesani della Caritas e dell’Associazione Giovanni XXIII definisce nuove strategie e metodologie; cerca d’intercettare il fenomeno anche in luoghi, dove la prostituzione è più nascosta ed invisibile, costruendo una fitta rete di collaborazione con i servizi del territorio. È il primo giorno d’inverno, sembra una sera come tante altre, ma non lo è. Barbara (nome di fantasia) viene avvicinata dagli operatori della Caritas, nei suoi occhi tanta paura e insieme speranza; la ragazza – si percepisce – è tenuta sotto controllo, il telefono in mano e gli occhi puntati verso un’auto poco distante dal punto in cui si trova. I “padroni” sono in agguato, ispezionano, verificano. Fa freddo; Barbara e la sua amica nigeriana si scaldano davanti ad un flebile focherello alimentato da sterpaglie, plastica e materiale di ogni genere, mentre tentano di raccontare agli operatori l’esperienza vissuta la sera precedente. “Sai, ieri i carabinieri mi hanno fermata mentre ero in macchina con un cliente – dice Barbara – io mi sono sentita chiamare p… e l’uomo accanto a me ha subito una sanzione di 500 euro; ma quello che più mi ha rattristata è stata la preoccupazione di un uomo spietato, preoccupato del fatto che le forze dell’ordine potessero avvertire la moglie a casa”.













