Novara: «Educazione, i genitori condividano le scelte»

Daniele Novara è uno dei più noti pedagogisti italiani. Impegnato su più fronti (è anche scrittore e autore teatrale), il 29 maggio sarà a Reggio Calabria per il meeting della rete delle Alleanze educative.

Povertà educativa. È un’emergenza solo meridionale?
La povertà educativa non si può certamente limitare soltanto in un’area geografica: anzi è particolarmente generalizzato in Italia. Tali questioni sono state trascurate, con tagli considerevoli da parte della politica.

Eppure, al Sud, mancano risorse fondamentali.
Va specificato che l’educazione non è un problema di soldi. Certo, sul piano scolastico gli investimenti economici possono garantire maggiore qualità. Ma ridurre tutto a questo elemento, ci porta a perdere di vista i reali problemi. C’è troppa solitudine che si riverbera sui più piccoli che fi- niscono per trovarsi in un contesto estramente debole e precario.

Una scuola, quindi, vittima delle riforme della politica?
C’è un deficit metodologico molto serio. Ci sono scuole che pensano che l’insegnamento sia saper fare delle lezioni frontali con la pretesa che gli alunni ascoltino passivamente. Siamo ancora fermi al metodo “lezione–studio–ripetizione” con sistemi di valutazione che sfiorano il sadismo. L’effetto naturale è che la famiglie sono costrette a colmare questi “vuoti”, andando a implementare le lezioni private che, tra l’altro, rappresentano una forma di evasione fiscale molto diffusa.

Come “svoltare”?
Gli insegnanti devono essere preparati ad altro: le lezioni frontali vanno sostituite con i laboratori passando dalla scuola del “non copiare” alla didattica cooperativo–sociale. Altro step da affrontare è la valutazione: da comparativa a evolutiva, dove si valorizzino i progressi e non gli errori. I protagonisti sono gli alunni, che compongono la comunità dell’apprendimento. E sbagliare è uno dei modi per imparare.

Eppure, tanti insegnanti lamentano le fragilità educative dei genitori.
È il vulnus più grande di questa epoca. Occorre uscire dai luoghi comuni che hanno spinto i genitori a mettersi alla pari coi loro figli. Uno degli aspetti esteriori di questa involuzione è l’uso esasperato degli smartphone: in Calabria, ad esempio, vengono regalati ai bimbi di 8 anni. Questo è agghiacciante oltre che pericoloso. O, sempre restando sulle evidenze che arrivano dai territori calabresi, i figli che – anche quando vanno alle scuole elementari – ancora dormono nel “lettone” con i genitori: una promiscuità che li rende incapaci di essere autonomi. Va creata, in tal senso, la giusta distanza dei ruoli.

Quale consiglio si sente di dare alle mamme e ai papà di oggi?
C’è un’idea che sta girando in tante giovani coppie: i figli dovrebbero educarsi da soli, quasi senza un supporto genitoriale attivo. Andiamo su alcuni casi pratici: i partner non si mettono quasi mai d’accordo sulle regole da dare ai propri figli con la tendenza a un “monopolio” da parte della mamma e manca «il gioco di squadra» col papà. La condivisione sulle scelte educative è fondamentale: questo è il grande tema da affrontare.

Probabilmente servono più “alleanze educative”?
Capiamoci su cosa si fonda l’allenza educativa: oggi, mancano le informazioni basic col rischio di costruire tanti processi su fondamenti sbagliati. Probabilmente occorre condividere buoni comunicazioni pedagogiche per permettere ai bambini di fare una vita “normale” combattendo le fake news che stanno condizionando purtroppo tante scelte di molti genitori.

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