Oliva ai detenuti: «Natale viene ad indicarci un mondo diverso»

Nella Giornata di Natale, monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, ha celebrato la messa dell’aurora presso la Casa Circondariale di Locri, pronunciando un’omelia rivolta ai detenuti:

Con tutti Voi ospiti di questa Casa circondariale di Locri anche quest’anno ho la gioia di condividere la festa di Natale. Un Natale diverso, un Natale vero, mi auguro. Illuminato dalla luce di quel Bambino adagiato nella mangiatoia, non avendo la sua famiglia trovato posto in albergo.
So che avete realizzato e allestito diversi presepi; trovo particolarmente bello il presepe col quale avete partecipato al concorso organizzato a Bovalino Superiore! E’ artistico.
In esso vedo un desiderio di vita nuova, presente nel cuore di ciascuno. E’ frutto delle competenze artistiche di tanti di voi nella lavorazione della ceramica Raku. Un plauso a tutti ed in particolare alla direttrice, la dottoressa Patrizia Delfino, al comandante, al cappellano e a quanti vi hanno seguito in questa particolare tecnica.
Quanto vorrei che questo presepe fosse la voce di ciascuno che riconosce i propri errori e che, pentito, sente il bisogno di conversione ed è pronto a dire no alle scelte sbagliate del passato e a condannare ogni forma di male.
Avete voluto rappresentare nel presepe il richiamo al bene e al male, alla legalità e all’illegalità, al bene comune e al disprezzo degli altri. Le statue, che avete poste su piedistalli in legno, creano un effetto tridimensionale di posti vuoti e pieni: nei posti pieni trovano spazio il bene, la legalità e il rispetto dei valori. E’ chiaro l’invito a scegliere e a cogliere l’opportunità, occupando i posti rimasti liberi: quelli della Legalità e del rispetto dei valori, abbandonando la strada che vi ha portato su strade non buone e a commettere errori.
Nulla in questa Casa circondariale, periferia di un mondo abitato da tanta umanità sofferente, rende meglio del presepe il Mistero grande di quel primo Natale che ai cuori umili e semplici fa vedere Dio in quel bambino. Quel bambino tenero e fragile, povero, che si attende accoglienza, ma troppo spesso incontra indifferenza e rifiuto. Davanti al presepe con la stessa fede dei pastori vi chiedo di accogliere l’annuncio degli Angeli: “Non temete ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 1, 14). L’angelo, messaggero di Dio, invita a non temere, a superare le tante paure che rendono triste la vita. Le tante paure che affliggono il nostro tempo! Paure che fanno perdere la speranza nel futuro, che opprimono e tolgono la gioia di vivere! L’annuncio dei pastori è un annuncio di gioia che riguarda tutto il popolo. Nessuno escluso. Anch’io, anche tu devi sentirti interessato. Vuoi avere gioia o restare nell’ansia di una vita senza futuro? Si tratta di scegliere da che parte stare.
Quel presepe che avete allestito richiama lo spazio umano che accoglie il Signore, re dell’universo. “Uno spazio” che tende sempre a restringersi quando si chiudono le porte dell’accoglienza. Non c’è presepe che non sia richiamo all’accoglienza di quel bimbo riconosciuto come un Salvatore. Non c’è presepe senza quel bambino e la dolcezza della mamma Maria e di Giuseppe. Non c’è Natale senza quel bimbo deposto nella mangiatoia. Non c’è Natale se non si accoglie quel bimbo nella propria vita.
Egli viene ad indicarci la possibilità di un mondo diverso, un mondo di pace, di una vita vissuta nello stile di un’umanità fondata sull’amore e sul perdono e sulla riconciliazione.
Accorriamo al presepe come i Pastori, gente semplice, forse rozza, che all’annuncio dell’angelo non resta ferma, si mette in moto e va a vedere quanto accaduto. Cerca la luce nell’oscurità. Il Natale porta la luce, è un invito a liberarsi dal proprio orgoglio e dalle false sicurezze: non è introversione e chiusura nell’intimità di un sentimentalismo sterile e fine a sé stesso.
Il Natale vero è estroverso, apertura, un aprire le porta a Dio che si fa come noi. Natale vuol dire a tutti che la nostra umanità è pure sua: quantunque ferita e sofferente è abitata da Lui e perciò la sua dignità non può essere annullata da nessuno e per nessun motivo.
Siate come i pastori in cammino verso la grotta, rinnegando ogni scelta di male e vivendo il tempo come occasione per recuperare il vero senso della vita e dello stare con gli altri.
A tutti voi, ma anche alle vostre famiglie e a quanti col vostro comportamento avete fatto soffrire,
auguro Buon Natale!

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