Avvenire di Calabria

Ennesima opera letterario del padre cappuccino che per la terza volta scrive del proprio borgo natio

Padre Sinopoli descrive il convento dei carmelitani a San Vito

Redazione Web

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Nuova fatica letteraria per padre Giuseppe Sinopoli, francescano cappuccino e giornalista pubblicista, attualmente Guardiano del Convento dei Cappuccini di Catanzaro. Quest'ultima opera dal titolo “San Vito sullo Ionio – Il convento dei carmelitani, una memoria storica da custodire” è incentrato sul suo paese natio di duemila anime nelle preserre catanzaresi. In verità padre Sinopoli non è nuovo a prestare la sua penna al racconto dei luoghi della sua infanzia: nel 2003 scrisse “San Vito sullo Iono. Icona di memoria e ricordi” e, più di recente, quest'anno – nel 2017 – ha scritto “San Vito sullo Ionio e i quattro fattori culturali anthropos, ethnos, oikos e chronos”. Una trilogia, con quest'ultima opera, che va ad inserirsi in un'intensa carriera letteraria che conta ad oggi ben 24 titoli nella sua bibliografia dal 1987 ad oggi con altri due libri di prossima pubblicazione di cui uno ancora sul tema del paese natio con un focus sul “Catasto onciario”. «In padre Giuseppe Sinopoli sono condensate le migliori caratteristiche dell’uomo, del religioso, dello storico e del giornalista; – scrive nella prefazione, Giuseppe Soluri, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Calabria - il libro di Giuseppe Sinopoli risulta, dunque, un vero e proprio “fiore” offerto alla memoria dei Sanvitesi e di tutti i Calabresi, oltre che alla storia degli “indimenticabili Fratelli della Beata Vergine del Carmelo”; un “fiore” che s’inscrive meraviogliosamente nel “giardino” (Karmel) della migliore ricerca storico-sociale-religiosa calabrese». «Per chi è nato e ha vissuto a San Vito, il Convento è il simbolo sacro, inconscio, delle proprie origini. Probabilmente – si legge in uno spunto della presentazione firmata da Francesco Pungitore, giornalista e presidente della consulta comunale della Cultura a Chiaravalle Centrale (Catanzaro) - non è un caso che proprio attorno all’edificio religioso (quel che ne resta) siano ancora evidenti le tracce di altre strutture di età pressoché analoga, legate al lavoro e alle produzioni agricole: i mulini ad acqua, i frantoi e i trappeti. Qui la fantasia ci porta a pensare che siano stati proprio i Carmelitani a introdurre sistemi d’uso più efficienti per le popolazioni del tempo». Un testo denso aneddoti e ricostruzioni storiche che fanno ripercorrere nella mente di chi c'è stato tutti i ricordi di un tempo andato e, medesimamente, fanno vivere alle giovani generazioni la riscoperta delle proprie origini.

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