Papa Francesco: udienza, “sopportare pazientemente le persone moleste”

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“Siamo spesso carenti di pazienza”. Lo ha detto il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in Aula Paolo VI e dedicata a questa virtù. “Nel normale siamo impazienti tutti”, ha proseguito a braccio, spiegando che della pazienza “abbiamo bisogno come della vitamina essenziale per andare avanti, ma ci viene istintivo spazientirci e rispondere al male col male: è difficile stare calmi, controllare l’istinto, trattenere brutte risposte, disinnescare litigi e conflitti in famiglia, al lavoro, nella comunità cristiana. Subito viene la risposta: non siamo capaci di stare pazienti”. Ma “la pazienza non è solo una necessità, è una chiamata: se Cristo è paziente, il cristiano è chiamato a essere paziente”:  e ciò, per il Papa, “chiede di andare controcorrente rispetto alla mentalità oggi diffusa, in cui dominano la fretta e il ‘tutto e subito; dove, anziché attendere che maturino le situazioni, si spremono le persone, pretendendo che cambino all’istante”. “Non dimentichiamo che la fretta e l’impazienza sono nemiche della vita spirituale”, il monito del Papa: “Dio è amore, e ci ama non si stanca, non è irascibile, non dà ultimatum, Dio è paziente, Dio  sa attendere”. “Pensiamo al racconto del Padre misericordioso, che aspetta il figlio andato via di casa”, l’esempio scelto da Francesco: “soffre con pazienza, impaziente solo di abbracciarlo appena lo vede tornare; o pensiamo alla parabola del grano e della zizzania, con il Signore che non ha fretta di sradicare il male prima del tempo, perché nulla vada perduto”. “La pazienza ci fa salvare tutto!”, ha esclamato Francesco a braccio a proposito della pazienza come “forza mite”, che ci ricorda come “è proprio della virtù cristiana non solo operare il bene, ma anche saper sopportare i mali”. “Un bell’esercizio è anche quello di portare a lui le persone più fastidiose, domandando la grazia di mettere in pratica nei loro riguardi quell’opera di misericordia tanto nota quanto disattesa: sopportare pazientemente le persone moleste”, la proposta per questo tempo pasquale: “E non è facile: pensiamo se noi facciamo questo”.

Fonte: Agensir

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