Avvenire di Calabria

Il dibattito sull'opportunità di procedere a restyling è destinato a proseguire

Piazza De Nava. Soprintendenza favorevole ai lavori, ma non si placano le polemiche

di Redazione web

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Piazza De Nava, c’è l’ok del Mibact. L’agorà posta nell’estremità a nord del Corso Garibaldi, proprio di fronte al Museo archeologico di Reggio Calabria, si prepara a un massiccio restyling: il primo passaggio ufficiale è la pubblicazione della gara d’appalto.

Seppure in Città si sia animato un dibattito notevole (con tantissimi esperti negativi al restauro) il via libera definitivo è arrivato per bocca del responsabile della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Reggio Calabria, Salvatore Patamia che, seppur con notevoli prescrizioni (tra cui la raccomandazione del riutilizzo dei materiali di particolare pregio attualmente collocati nella piazza), ha approvato il progetto.


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La nuova “veste” della De Nava, in realtà, affonderebbe le sue radici nelle intuizioni di Marcello Piacentini, lo stesso architetto che ha firmato il Palazzo che ospita il Museo archeologico nazionale, e prevede il raschiamento dell’asfalto per riportare in vista il basolato d’epoca. Inoltre, sarà improntato un lavoro di restauro, poi, sul monumento che raffigura Giuseppe De Nava, il politico reggino più volte ministro prima dell’epoca fascista. lI progetto di restyling è stato redatto dal raggruppamento temporaneo di progettisti Architecture Urban Design Architetti Associati - Nuvola B architetti associati, guidati dall’ingegner Stefano Cumbo e dal restauratore Lorenzo Lanciani.

Nonostante l’ok del Mibact, non si placano le polemiche. Secondo la Fondazione Mediterranea, infatti, il parere positivo della Commissione Regionale Patrimonio Culturale è inattendibile. Nello specifico «alla base dell’induzione in errore della Commissione, vi sono due equivoci di fondo. Il primo è costituito da fatto che a giustificare la demolizione della piazza storica chi ha condotto i sopralluoghi - scrivono - si rifà a un solo schizzo preparatorio del Piacentini, subito rinnegato dallo stesso».

«Il secondo è di palmare evidenza. Pur tralasciando la constatazione che vi è un’insanabile contraddizione tra il termine “restauro”, come si intitola il progetto, e il termine “demolizione”, chiaramente espresso nel progetto, non è che riutilizzando il materiale di risulta della demolizione si mantiene la memoria storica della piazza, come incautamente recepito dalla Commissione» concludono dalla Fondazione Mediterranea.

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