Politiche del lavoro: i progetti «a pioggia» non bastano

di Beniamino Scarfone * – Che il Bel Paese stia attraversando un periodo di grande crisi è sotto gli occhi di tutti. Basta guardare gli ultimi risultati diffusi dalla Banca d’Italia, così come quelli di altri prestigiosi Enti pubblici ed Istituti di ricerca, per capire che nonostante timidi segnali di ripresa la condizione economico–sociale italiana è stagnante.

Ma se in Italia la situazione è stagnante, in Calabria i dati assumono connotati drammatici. L’Osservatorio statistico dei consulenti del Lavoro, nel suo ultimo rapporto, ci consegna dati che vedono le province calabresi nelle posizioni più basse d’Italia per quanto concerne l’occupazione.

Nello specifico se il lavoro dipendente soffre, quello autonomo non è da meno.

Osserviamo come a Milano il reddito medio da lavoro autonomo è di 38.140, in antitesi a Vibo Valentia risulta essere due volte e mezzo in meno. Questi gli ultimi dati dell’ufficio studi della Cgia di Mestre che, fotografando i redditi medi da lavoro autonomo in Italia, riporta le province calabresi tra le ultime dieci d’Italia.

Analizzando i dati Istat sulla popolazione calabrese ci accorgiamo che il fenomeno del trasferimento all’estero riguarda una grande parte di giovani che è disposto a spostarsi anche solo per svolgere lavori poco qualificati.

Spesso sentiamo annunci da parte della politica regionale rispetto a milioni di euro finalizzati a sostegno di imprese e lavoratori. Mi chiedo: che senso ha finanziare l’autoimpiego o le nuove assunzioni, se poi devono passare anni per vedere riconosciuto il beneficio? Che senso ha attivare Garanzia Giovani e poi lasciare ragazzi senza il pagamento di quanto dovuto? Una vera e propria pioggia di “denaro pubblico” che, arrivando in ritardo, svilisce l’azione positiva creando precarietà e sfiducia. La politica deve mirare all’abbattimento della burocrazia, intesa come insieme di inutili e farraginose procedure, che è uno dei fattori di ostacolo allo sviluppo economico a fronte di azioni veloci ed efficaci, al fine di raggiungere e sostenere sia le realtà produttive esistenti che con grandi sacrifici creano buona occupazione, sia incentivando la nascita di nuove imprese.

L’esperienza di altre regioni ci insegna che l’abbattimento del costo del lavoro unitamente a semplificazioni ed informatizzazione sono le strade da seguire. Con un attento utilizzo dei fondi comunitari ed una seria programmazione in materia di formazione professionale si può sostenere un territorio. Da dove iniziare? Sostegno alla nuova occupazione, ad esempio, partendo dall’apprendistato e dall’alternanza scuola lavoro, strumenti già esistenti ma poco sostenuti in Calabria; Concertazione fra regioni, al fine di trovare strumenti che convergano sull’abbattimento strutturale del cuneo fiscale, in modo da rendere sostenibile il costo del lavoro, la cui durata non dovrebbe essere scandita da quella dell’incentivo di turno come spesso accade.

* Consulente del Lavoro, già capogruppo Pdl Comune Rc

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