Racconti dal Soggiorno Sociale: don Nino Pangallo

Nell’ufficio della Caritas diocesana c’è anche il direttore, don Nino Pangallo, che ascoltando i ricordi di Alfonso tira fuori dall’archivio un cimelio. È l’agosto 1980: un diciottenne della Fuci ha appena compilato il suo questionario “di gradimento” dell’esperienza a Cucullaro. Quel giovane di quinto superiore è proprio don Nino: «Incontrare la gente dell’ospedale psichiatrico, far loro la doccia, è un’esperienza che ti smuove dentro». Un principio educativo molto forte: «È una strada di umanizzazione ed evangelizzazione», spiega don Pangallo, «quello stesso anno con me venne un coetaneo al Soggiorno e oggi è diventato un validissimo magistrato». La riscoperta di sé stessa partendo dalla conoscenza delle “povertà”: «Accade nella nostra Città di dover celebrare funerali di persone trovate in casa ben quattro giorni dopo la loro morte – confida – cosa vuol dire questo? Che c’è indifferenza e solitudine». A loro è dedicata la “vacanza” di Cucullaro.

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