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La presentazione del rapporto Caritas-Migrantes, organizzata da Migrantes Calabria in collaborazione con la delegazione regionale Caritas Calabria

Rapporto Caritas-Migrantes, Schillaci: «Sguardo ai più piccoli»

Redazione Web

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«Siamo tutti sulla stessa barca, siamo tutti in questo orizzonte che ci lega. L’invito è a prenderci per mano con il sentimento bello della compassione, di chi vede e non si gira dall’altra parte ma si coinvolge». Lo ha detto mons. Giuseppe Schillaci, vescovo di Lamezia Terme, intervenendo al webinar “Conoscere per comprendere. Presentazione del rapporto Caritas-Migrantes” organizzato da Migrantes Calabria in collaborazione con la delegazione regionale Caritas Calabria, di cui il presule è delegato in seno alla Conferenza episcopale calabra. «Ci si coinvolge quando si cammina con lo sguardo ai più piccoli, fragili e vulnerabili», ha detto mons. Schillaci, che nel suo intervenendo ha richiamato l’enciclica “Fratelli tutti”. «Infatti, l’umanità oggi cresce nella misura in cui sa guardare chi è più piccolo». Per mons. Schillaci, «occorre coltivare il legame fondante, che è quello con Dio, e solo questo genera il legame tra di noi, quella realtà che ci fa figli dell’unico Padre e fratelli». L’incontro è stato introdotto da don Nino Pangallo, direttore regionale Caritas, e Pino Fabiano, direttore regionale Migrantes.
«L’esperienza sinodale, tanto cara a Papa Francesco, è la struttura più significativa per dire il rapporto di fraternità che lega tutti i membri della Chiesa». Lo ha detto don Carmelo Torcivia, docente di Teologia pastorale della Facoltà teologica dell’Italia meridionale, intervenendo all'incontro. «La lettura teologica della fraternità e dell’unità dà fondamento e rafforza le nostre prassi pastorali – evidenzia don Torcivia – perché quello che facciamo per i poveri, per gli emarginati, non lo facciamo perché siamo buoni o buonisti ma perché stiamo realizzando la verità delle cose, cioè la verità umana, teologica, antropologica, per la quale siamo tutti fratelli. La realtà ha bisogno di comprendersi come unitaria, in un discorso non solo intraecclesiale, ma che va legato anche all’agenda politica, da proporre nei tavoli di discussione e dire la nostra. Così – ha concluso – le religioni devono essere motivo di pace e di unità».
Agensir

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