Reggio, ma a chi interessano i Lavori Pubblici?

C’è una dei dodici componenti della segreteria nazionale del Partito Democratico che è stata “rottamata” dal suo ruolo di amministratore locale. Si tratta di Angela Marcianò, avvocatessa trentanovenne, che dal 2014 vive l’esperienza di delegata ai Lavori Pubblici nella “sua” Reggio Calabria. Un incarico esterno, confermato ed ampliato, nel dicembre 2016, dal sindaco della città, Giuseppe Falcomatà. Un comune “sensibile” alle diatribe interne al Pd (il primo rimpasto avvenne all’indomani del fallimento del referendum costituzionale) a tal punto che – oggi – le è stata comunicata la revoca delle deleghe.

Eppure l’azione di Angela Marcianò (già collaboratrice del giudice antimafia, Nicola Gratteri) si è distinta per via del rigido rispetto delle regole in un settore, quello dei Lavori Pubblici, da sempre attenzionato dalla ‘ndrangheta come risulta dagli atti dell’indagine “Reghion” che ha portato all’arresto dell’allora dirigente del settore, Marcello Cammera, ritenuto dagli inquirenti la longa manus della Santa. Proprio in quel periodo, siamo nell’estate 2016, la macchina dell’assessore saltò in aria. Un segno inequivocabile che fece crescere, nell’opinione pubblica locale e nazionale, la sua immagine di lady di ferro contro il malaffare delle ‘ndrine.

Ma cosa ha fatto, quindi, separare le strade di Falcomatà e Marcianò? Probabilmente la composizione della nuova segreteria nazionale del Pd. La scelta “anomala” di Matteo Renzi, ricaduta su Angela Marcianò (che non ha mai militato tra i democratici, né tuttora ne ha la tessera di partito), ha assunto le sembianze della sonora bocciatura per Giuseppe Falcomatà, candidato in pectore a quel ruolo partitico.

Una vicenda che sta rischiando di inficiare il corretto svolgimento della stagione congressuale del Pd calabrese e, al contempo, sta gettando nella paralisi amministrativa una città con un mastodontico piano di rientro sul groppone. Acquisita l’esclusione dalla segreteria nazionale, Falcomatà ha chiesto ai consiglieri della maggioranza di controfirmare un documento di sfiducia nei confronti dell’assessore Marcianò. Un lavoro “ai fianchi” che ha trovato il diniego di pezzi importanti dello stesso Partito Democratico e di altre anime del centrosinistra. Uno stop dettato probabilmente dalla sintonia politica tra la stessa Marcianò ed alcuni maggiorenti del partito nazionale, tra cui i ministri Marco Minniti e Graziano Delrio.

Un ulteriore ridimensionamento che Falcomatà ha maldigerito a tal punto da far partire il tiro a bersaglio mediatico dei fedelissimi ai danni della delegata ai Lavori Pubblici, con tanto di pubblicazione online (un primato in queste latitudini) delle presenze degli assessori in Giunta. Ma l’assenteismo (o presunto tale) di Angela Marcianò a cosa è dovuto? Viaggi di partito? Riunioni carbonare?

Macché. La colpa – se così si può definire – è del bimbo che porta in grembo e che dovrebbe nascere a giorni. Una guerra di posizione, la cui arma preferita è quella della delegittimazione che – in questo caso – corrisponde all’isolamento umano e politico di Angela Marcianò.

Il tenore della questione assume, poi, un ulteriore aspetto se si prende in considerazione la montagna di soldi dei Patti per il Sud in arrivo a Reggio Calabria. L’unico a difendere l’assessore è il dirigente del settore “Lavori Pubblici”, Marcello Romano, che ha annunciato querele per i consiglieri «disinformati» sull’attività del settore da lui coordinato. Trasparenza prima di tutto, è il motto di Angela Marcianò che è anche la responsabile del protocollo siglato da Comune, Prefettura ed Anac, firmato in presenza proprio del ministro Minniti e del super-procuratore Raffaele Cantone.

Una novità amministrativa considerata una mannaia per i clan e i loro appetiti sugli appalti pubblici.

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