Renzi lascia, il welfare resta in una palude

Nel momento in cui è stato chiaro l’esito del referendum, come ampiamente previsto, Renzi ha deciso di lasciare, aprendo di fatto un periodo di instabilità ed incertezza politica.

Immediatamente si è scatenata la preoccupazione per le conseguenze che la crisi avrebbe comportato sull’economia del Paese e sul modello stesso di governo. Si è persino analizzato, con dovizia di particolari, lo scenario futuro delle carriere politiche dei protagonisti interessati. Ciò che non si è valutato è l’effetto che la fine del governo Renzi potrebbe avere nei confronti dei cittadini più poveri e più fragili. Esistono quasi 5 milioni di italiani (dati Istat 2016) in condizioni di povertà assoluta che certo non investono in borsa e non sanno cosa sia lo spread, ma che rischiano di pagare più di ogni altro le conseguenze di un referendum che probabilmente non hanno neanche compreso sino in fondo.

E, infatti, dapprima la scadenza referendaria ha di fatto bloccato qualsiasi iniziativa parlamentare tesa ad intervenire adeguatamente sulla Legge di Bilancio, come aveva richiesto con forza l’Alleanza contro le Povertà, ed ora il risultato della consultazione e la crisi di Governo, pone serissimi dubbi sulla possibilità che il percorso del disegno di legge delega sulla povertà giunga a compimento.

Quindi niente aumento del fondo per il contrasto alla povertà, ma soprattutto il rischio molto probabile di una ulteriore battuta di arresto su un disegno di legge che invece andrebbe con urgenza sostenuto e rinforzato, in modo da contemplare misure sul reddito minimo ed un adeguato accompagnamento delle persone in stato di povertà assoluta con servizi e percorsi di inserimento ed inclusione sociale e lavorativa.

Ma al di là delle risorse, promesse e non garantite, le attuali difficoltà politiche gettano ombre minacciose anche sui percorsi avviati in questi ultimi anni: che tempi ci saranno infatti per i regolamenti attuativi della tanto attesa legge sul Dopo di Noi e come procederà ora l’impegno assunto a suo tempo dal Governo sul contrasto al gioco d’azzardo e sulla riduzione delle sale slot?

Ciò che è certo è che la povertà ed i bisogni dei più deboli non possono aspettare i tempi della politica.

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