Rifugiati: Molfetta (Migrantes), “oltre il 40% in Italia vive in povertà assoluta. Occasione persa, integrazione ancora lontana”

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“La lenta e difficile situazione di inserimento socio-lavorativo delle persone rifugiate in Italia, anche quando sono nel nostro Paese da diversi anni, testimo­nia la durezza del loro percorso anche una volta che sono in sal­vo. Dall’altro lato, appare un’oc­casione persa proprio per il Paese che li ha accolti e ricono­sciuti come meritevoli di prote­zione, perché vuol dire che non siamo in grado di permette­re loro di usare e valorizza­re i talenti che hanno – ricor­diamoci che il 19% per cento di loro ha un titolo universitario – e che potrebbero essere una ri­sorsa preziosa per tutti”. Lo afferma Mariacristina Molfetta, sociologa della Fondazione Migrantes, in un articolo pubblicato nell’ultimo numero di Migranti Press. Molfetta analizza la ricerca voluta e finanziata dall’agenzia del­le Nazioni unite per i rifugia­ti (Unhcr) “L’integrazione tra sfide e opportunità. Uno studio sulle condizioni socio-econo­miche dei rifugiati in Italia”,  il “primo in assoluto così este­so realizzato in Italia, e uno dei primi in Europa, sulle con­dizioni socio-economiche suc­cessive all’accoglienza delle persone che hanno avuto sia una protezione internazionale che una protezione temporanea”.
In totale si parla di una popolazione di circa 250.000 persone. Sono state intervistate a campione 1.231 per­sone in 16 diverse città, grandi e piccole, in tutta Italia. Uno dei principali ostacoli è la scarsa conoscenza della lingua italiana: il 53% ha un livello medio-basso. “Le normative che hanno limitato i corsi di lingua nei centri di accoglienza – come il decreto Cutro (dl 20/2023) – non hanno certo favorito l’integrazione successiva”, osserva la sociologa. Ma i dati più allarmanti riguardano la condizione economica: il 43,5% degli intervistati vive in povertà assoluta e il 67% in povertà relativa (contro il 17% degli italiani e il 39% degli altri stranieri residenti). Il 26% vive in una situazione di esclusione sociale e deprivazione materiale. Il reddito medio mensile è di poco superiore ai 1.100 euro, a fronte dei 1.680 euro degli italiani e dei 1.330 euro degli altri migranti. L’84% dei rifugiati lavora, ma quasi sempre in impieghi a bassa qualifica. Limitata anche la rete sociale di riferimento: il 49% può contare su una o due persone e il 73% non ha mai ricevuto o richiesto alcun tipo di sussidio locale o statale. Grave anche il problema abitativo: il 16% vive in condizioni molto precarie, mentre un altro 26% ha affrontato gravi difficoltà abitative nell’ultimo anno. A soffrire di più sono gli uomini, i giovani sotto i 45 anni e le persone provenienti da Paesi africani. Infine, il 45% degli intervistati dichiara di aver subito discriminazioni per origine straniera o colore della pelle. Tuttavia, l’83% non ha mai denunciato gli episodi per sfiducia o timore di ritorsioni.

Fonte: Agensir
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