Roghi devastano Cosenza: «I criminali chiedano perdono»

«Esorto chi ha commesso tali gesti a convertirsi, cambiare vita, chiedere perdono, rinnovarsi nel cuore e secondo la logica evangelica compiere gesti concreti di riparazione. Incoraggio quanti si impegnano per la custodia del bene comune, anche a rischio della vita, e ringrazio le istituzioni, i vigili del fuoco, la protezione civile, i volontari». L’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Francesco Antonio Nolè, si rivolge a quanti provano a distruggere e a quanti invece faticano per difendere l’ambiente in questi giorni ferito dalla morsa dei roghi che lo stanno azzannando da più parti con conseguenze devastanti non solo su boschi e terreni. Giovedì un incendio ha colpito Laurignano carbonizzando animali e bloccando il traffico sull’A2 del Mediterraneo. Venerdì il fuoco ha avvolto altre aree urbane avvicinandosi minacciosamente al- le abitazioni provocando lo sgombero temporaneo di 40 famiglie. Venerdì pomeriggio tre adolescenti di 15 e 13 anni sono stati fermati dalla polizia municipale mentre stavano appiccando fuoco in più punti di una villa nel centro di Cosenza. Nessuna motivazione per il gesto, se non il bisogno insano di trovare brividi malati. Monsignor Nolè ha manifestato la gratitudine della Chiesa cosentina a quanti lottano contro le fiamme, sottolineando di guardare a loro «con speranza come custodi di questa terra calabra meravigliosa nella quale agiscono come argini a una cultura criminale e devastatrice che non ha nulla di razionale, nulla di giustificabile, nulla di umano. Il fuoco, che è cantato come fratello da san Francesco d’Assisi, compagno della notte – ha aggiunto il presule richiamando la Laudato si’ di Papa Francesco – in mano a uomini senza scrupoli si sta rivelando un nemico che distrugge. L’uso di quanto creato da Dio per il bene di ciascuna creatura, nel disordine diabolico di anime inquiete, si rivela come distruttore».

L’arcivescovo ha anche ricordato il rogo doloso che ha avvolto una casa del centro di Cosenza uccidendo tre persone. «Quanto sta accadendo nei nostri paesi, nelle montagne dell’altopiano silano e nella città, anche con vittime, svela il progetto a cui può asservirsi l’uomo che non si sente custode della casa comune. È il peccato di sempre nel quale l’uomo si trasforma da custode a padrone del giardino. Come pastore di questa diocesi e alla luce dei terribili fatti che si stanno verificando – ha insistito – non posso non esprimere la mia vicinanza ai danneggiati, ai morti e ai feriti, e la mia preoccupazione unitamente a tutti i presbiteri, religiosi, diaconi, e alle donne e agli uomini di buona volontà della nostra Chiesa. È necessario uno sforzo comune per riportare l’uomo alla coscienza del suo essere custode e questo va fatto in tutti gli ambiti educativi: scuola, famiglia, mezzi di comunicazione, parrocchie».

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