Saluto Morosini. Monsignor Santoro: «Grazie a lei siamo cresciuti nella fede»

Gratitudine e riconoscenza nei confronti dell’arcivescovo che ha guidato la comunità diocesana per 8 anni

Nella vita ordinaria noi raramente ci rendiamo conto che riceviamo molto di più di ciò che diamo, e che è solo con la gratitudine che la vita si arricchisce. (D. Bonhoeffer) 

Ci ritroviamo, stasera, radunati dall’Amore trinitario – fonte, culmine e paradigma di comunione piena e vera, l’unica capace di renderci degni di essere figli dell’unico Padre e, per questo, tutti fratelli e sorelle! – per rendere grazie al Signore di questi otto anni trascorsi insieme.

Ed è proprio nel grazie al Signore, che desideriamo incastonare il grazie, commosso e sincero, a lei padre Giuseppe! 

Si: prima che per darle un deferente saluto, pur doveroso e necessario, siamo qui per dire e per dirle grazie, vescovo Giuseppe, per tutti noi padre, fratello ed amico!

Che bello saper dire grazie: è segno evidente che si è diventati davvero grandi, nella vita e nella fede; è prova eloquente di nobiltà d’animo; espressione sicura di affidabile sincerità.

Quanto abbiamo bisogno, tutti, di dire e di sentirci dire grazie.. 

Quanto è necessario, oggi come sempre, imparare a farlo, non dimenticare di farlo, insegnare a farlo! 

Grazie: in questa parola – mai scontata, mai inutile, mai banale –  c’è la sintesi perfetta e completa di ogni sentimento profondamente umano, prima ancora che realmente cristiano. 

E quando il grazie è sincero, quando davvero riverbera dal cuore, non necessita di ulteriori ridondanti specificazioni per essere spiegato; non chiede artifici verbosi per essere motivato; non teme di essere frainteso; non si invera solo perché scritto su pergamene o inciso su targhe. Grazie è.. parola che basta a se stessa.

Per questo motivo, carissimo padre Giuseppe, non mi attarderò a spiegare gli infiniti motivi per cui, stasera, le esprimiamo la gratitudine del cuore.

A me, dunque, (ma non è poco!) l’onore e la responsabilità di consegnarle la gratitudine del popolo santo di Dio che è in Reggio Calabria-Bova, di noi sacerdoti, dei religiosi, delle religiose, dei diaconi, dei seminaristi, delle autorità civili e militari (che ringrazio per la loro presenza), dei fratelli e delle sorelle nel comune sacerdozio battesimale (giovani, bimbi, anziani, famiglie, ammalati, poveri, diversamente credenti o non credenti..) 

Con lei e grazie a lei siamo cresciuti nella fede; sostenuti dal suo magistero abbiamo imparato a portare, nel mondo, la speranza che non delude; con il suo esempio ci siamo sforzati di essere icona visibile di una carità che sa farsi prossimità e che, come era solito dire il santo giudice Rosario Livatino, trasforma (per così dire) i cristiani credenti, intestimoni credibili e creduti. 

Perdoni, eccellenza, le occasioni di preoccupazione, di incomprensione o sofferenza che in questi anni non sono mancate; soprattutto quelle che proprio noi le abbiamo arrecato!

Perdoni, perché un padre fa così!

Continuiamo, in modo diverso ma non meno bello, a camminare insieme, nell’attesa di accogliere, assieme a lei, il vescovo Fortunato, al quale va il nostro pensiero affettuoso e la nostra preghiera, ormai a pochi giorni dalla sua consacrazione episcopale. 

Carissimo e venerato padre, con le parole (a me tanto care) di Dag Hammarskjold, a nome di tutti, stasera più che mai, le dico: “..per tutto ciò che è stato, grazie! Per tutto ciò che sarà, si!” 

Dio la benedica e la ricompensi di tutto.

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