San Francesco superstar pop del Medioevo al Catonateatro

Il ricavato verrà utilizzato per la ristrutturazione della Chiesa alla marina
San Francesco Assisi

Scritto e interpretato da Giovanni Scifoni con la regia di Francesco Ferdinando Brandi

Perché tutti conoscono San Francesco? Perché sono state scritte decine di migliaia di testi su di lui? A queste domande cercherà di dare delle risposte “Fra’ – La superstar del Medioevo”. Spettacolo sulla figura del poverello di Assisi, scritto e interpretato da Giovanni Scifoni con la regia di Francesco Ferdinando Brandi. In scena il 20 luglio alle 21.15 al Catonateatro di Reggio Calabria. Per la prima volta al sud Italia dopo aver calcato i palchi della nostra penisola inanellando in tutti sold out.


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L’Aps Agave in partnership con la parrocchia San Dionigi Catona ha voluto organizzare l’evento che fa parte di un programma più ampio di un festival “I teatri del sacro – Il sacro ci tocca”. E che si svolgerà sempre a Catona dal 20 luglio al 4 agosto. Il ricavato dello spettacolo verrà utilizzato per la ristrutturazione della Chiesa di San Francesco alla marina a Catona. I biglietti si possono acquistare presso le biglietterie del Catonateatro (www.catonateatro.it), per informazioni: apsagave@gmail.com.

Un San Francesco bello e umano

Il monologo, orchestrato con le laudi medievali e gli strumenti antichi di Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, si interroga sul potere persuasivo che genera ancora oggi la figura pop di Francesco. E ripercorre la vita del santo fino alla morte.
Dalla predica ai porci alla composizione del Cantico delle creature: «nessuno ha raccontato Dio con tanta geniale creatività – sottolinea Scifoni – Francesco sapeva incantare folle sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare».


PER APPROFONDIRE: Alla Reggio Bic si parla anche brasiliano con “Juninho”


«Il vero problema con cui mi sono dovuto scontrare preparando questo spettacolo è che Francesco era un attore molto più bravo di me». Obiettivo del monologo, spiega il regista: «è raccontare un Francesco bellissimo, meno ieratico e iconico delle grandiose rappresentazioni cinematografiche, ma più umano, fragile, perfino confuso. Incapace di portare avanti l’immane compito che si è dato. Sublime e grezzo, immenso e miserrimo, della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali e come loro capace di aprirci grandi interrogativi sulle nostre vite in ogni tempo».

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