Se ne va Silvio Calabrò, una delle anime laiche della diocesi

Lo scorso 20 marzo, una telefonata di un caro amico mi comunica che Silvio Calabrò, dopo dolorose sofferenze ci ha lasciati. La prima reazione è lo sgomento, poi la certezza del Cielo che lo accoglie tra i santi rasserena l’animo e spinge al ricordo, alla dimensione dell’uomo, al suo essere figlio, sposo, padre, amico. Siamo diventati amici al Soccorso con un giovanissimo sacerdote, don Salvatore Nunnari, e un parroco buono come don Bruno Pontari; insieme abbiamo fatto l’esperienza dell’Ac, scuola di responsabilità e di attenzione, poi per Silvio ci sono stati la laurea in Matematica, il lavoro, la carriera dentro il compartimento delle Ferrovie. E ancora i campi parrocchiali, i rapporti diocesani, l’amicizia che si allarga, l’amore e l’incontro con Tina, le figlie Laura e Maria Luisa, il genero, i nipotini. Le righe che mi sono state affidate sono poche, ci vorrebbe più spazio, sono certo che non mancheranno altre occasioni. Nel ricordo di Mons. Nunnari, “Silviuccio” era il giovane che ogni mattina prima di andare a scuola passava dalla Chiesa per salutare il Signore e poi via a piedi. Divenuti adulti nasce l’amicizia con padre Ugo Paccagnella, monfortano, che su suggerimento di Mons. Ferro guida e promuove i gruppi–famiglia di Ac, i campi di formazione a Cucullaro e i pellegrinaggi all’Eremo; poi la scelta missionaria di padre Ugo apre anche le famiglie all’esperienza di solidarietà con Haiti (uno dei paesi più poveri del mondo, oppresso dai terremoti, da varie dittature e da presidenti corrotti) a cui Silvio e Tina partecipano con generosità, creando un ponte di solidarietà e di amore. Vorrei ancora ricordare l’impegno di Silvio nella parrocchia di Buon Consiglio a Ravagnese, con don Pasqualino Catanese prima e poi con don Nicola Casuscelli, che lo ha accompagnato nel viaggio finale della sua vita. Una vita di impegno e di amore intessuta da tante sofferenze, affrontate in unione con la sposa Tina, che gli è stata accanto con fedeltà e amore continuo, con le figlie e il genero, le sorelle e il cognato. Silvio si è presentato a Dio Padre, accolto dai suoi cari e dai santi, da Gesù e da Maria, Madre del Divino Soccorso e della Consolazione, sicuramente come Gesù ha detto: “Tutto è compiuto”.

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