Servizi psichiatri, l’ultimo appello delle famiglie

Servizi psichiatrici. È l’ultimo e, forse, il più accorato appello che rivolgono a chi ha in mano non solo le sorti della sanità calabrese, ma il destino dei loro cari. I familiari delle persone ricoverate nelle comunità psichiatriche della provincia di Reggio Calabria, riuniti in comitato, si dicono fortemente preoccupati dinnanzi al perdurare «dell’immobilismo delle istituzioni sanitarie locali e regionali che, da anni, non riescono a risolvere un problema che pure hanno creato». Da anni, continuano i familiari, «l’Asp di Reggio Calabria, il Dipartimento tutela della Salute e struttura commissariale si rimpallano le responsabilità». Sembra quasi, a parere del comitato, non ci sia alcuna intenzione di «assegnare dignità e continuità all’assistenza a persone che non hanno capacità di autotutelarsi».

Il paradosso

Il paradosso, per i familiari dei 150 pazienti assistiti delle strutture, sta nel fatto che i loro cari sembrino abbandonati al proprio destino, nonostante ciascuna famiglia paghi rette di compartecipazione che, in alcuni casi, sfiorano i mille euro. E ad essere chiamato in causa è ancora il Dipartimento tutela della Salute. Ulteriore motivo di preoccupazione è che il «il perdurare di questa incredibile vicenda possa ricadere sulla stessa qualità della vita dei ricoverati». Le famiglie si chiedono e chiedono a chi di dovere, «dove vanno a finire gli incassi dei ticket salati» che esse pagano perché venga garantita assistenza ai propri congiunti e, soprattutto, «che uso ne viene fatto?».

L’ultimo appello e la speranza

Nel lanciare l’ultimo appello alle istituzioni, «finora – giudicate – assenti», il comitato delle famiglie ha dato mandato ad un gruppo di legali di valutare eventuali comportamenti omissivi o di indebito arricchimento, visto che le compartecipazioni alla retta continuano ad essere versate, «ma l’Asp, a sua volta, non eroga la stessa alle cooperative per l’assistenza dei ricoverati». Tuttavia, la speranza è che la questione che ormai si trascina da anni, non senza difficoltà per familiari e congiunti, si possa risolvere al più, applicando quanto la legge prevede e soprattutto garantendo quei diritti essenziali, come la cura alla persona che in molti, spesso, per lo stallo creatosi a queste latitudini, sono costretti a ricercare altrove, in altre provincie calabresi quando va bene e spesso anche fuori regione, dopo aver percorso centinaia di chilometri, per quelli che appaiono veri e propri «assurdi viaggi della speranza».

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