Solo l’educazione sconfiggerà i clan

La mafia «insegna». Lo fa con i suoi rituali, con il codice non scritto che condiziona l’agire. Con la prepotenza, ma anche con la delegittimazione. La ‘ndrangheta, insomma, agisce come una vera e proprio «scuola». Un istituto di formazione al disvalore, ma come reagire? Per citare Gesualdo Bufalino: «con un esercito di maestre di scuola elementare». Docenti, come Sara Bottari. La sua testimonianza – con altre – ha arricchito la presentazione del libro di don Giacomo Panizza, Cattivi Maestri, organizzato dal Forum territoriale del Terzo Settore. «Il libro di don Giacomo – spiega Sara Bottari – ci mette di fronte a noi stessi e ci interpella. Come docenti, educatori, capi–scout, genitori siamo stati e siamo testimoni di valori cristiani quali la fede e la speranza?». Un discorso che si radicalizza, poi, nella società meridionale: «Oltre questi siamo ‘trasmettitori’ di valori assoluti quali il rispetto per la persona, l’onestà, la correttezza dei comportamenti?». Un interrogativo che apre spazi di riflessione ampi. «Ho ripercorso i miei anni da docente e quelli da capo dell’Agi e poi dell’Agesci, i ruoli vissuti come presidente provinciale del Centro italiano femminile come responsabile oggi della fondazione La Provvidenza e di Agiduemila. Ho rivisto i miei studenti e ricordato la superficialità di alcuni di loro nel definire le forze dell’ordine e qualunque autorità», spiega Sara, «ho co- nosciuto la realtà degli eredi della famiglie mafiose durante 17 anni di gavetta in provincia. Sono convinta che il male non stia solo in quella diseducazione che conducono certamente alla sopraffazione e alla violenza. Il male è molto più diffuso e subdolo e si annida dovunque, nei comportamenti quotidiani di chi, per paura, diventa complice». Tra i banchi di scuola serpeggia il malessere di tutta la società, «di chi si nasconde dietro la fatidica frase: ‘io mi faccio i fatti miei’». «Il male è dentro la famiglia quando si giustificano i cattivi comportamenti dei figli e si accusano gli insegnanti – dice senza mezzi termini Sara Bottari – Il male è nella scuola quando un docente è impedito dal fare una lezione giudicata ‘pericolosa’ dal preside». Racconti che ripercorrono una carriera in cattedra: «Il male è in ciascuno di noi quando non pretendiamo il rispetto dei nostri diritti e di quelli delle persone più deboli che non hanno voce. Il male è anche nella Chiesa quando manca di coraggio. Il male è nelle Istituzioni e nelle consorterie dei politici quando trasformano in ‘favore’ la soddisfazione di un diritto». Sembrano parole ovvie quelle di Sara Bottari, ma – forse – non lo sono più. E non mancano dei riferimenti agli eventi–spot sulla nostra terra: «La legalità non è un fenomeno straordinario che dura il tempo di una manifestazione, di una marcia, di un corteo, di una passerella di autorità di vario genere. Come il 27 gennaio, l’8 marzo, il 21 marzo e altre date significative, dobbiamo ribadire che queste date rappresentano contenuti spesso drammatici che – conclude – non possono esaurirsi nel corso di una giornata, ma devono rappresentare soltanto un momento di una realtà molto più profonda che ci interpella quotidianamente».

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