Solo parole o cambiano i fatti? La sfida è generare cittadinanza

Tra i momenti più significativi dell’ultimo anno della storia de L’Avvenire di Calabria, c’è un’inaspettata visita alla redazione. Un gruppo di donne, appartenenti alla comunità Rom di Ciccarello, hanno suonato il campanello del settimanale per dire il loro grazie. L’inchiesta sulla Polveriera di Modena che svelava come questa fosse un’autentica “terra dei fuochi” reggina, aveva sortito l’effetto sperato. Dopo la pubblicazione sul numero de L’Avvenire di Calabria del 21 maggio 2017, partirono i lavori di bonifica, e l’accampamento Rom, situato accanto alla Polveriera, iniziava a respirare un’aria nuova.

Le pagine di un giornale edito da una comunità diocesana non possono ignorare le lacrime delle persone. Così, se da una parte sono state accolte le segnalazioni e le proteste di chi indicava nei fumi di Ciccarello un pericolo per la salute, dall’altra si ascolta la lamentela di chi resta senza casa, scuola, acqua, strade…e soprattutto senza speranza.

Le storie più emotivamente difficili da raccontare sono quelle dei giovani che partono in cerca di un futuro, legato a una posizione lavorativa dignitosa. Davanti allo spopolamento giovanile di una regione, ogni redazione è impotente, anche quella de L’Avvenire di Calabria. Se la politica è sorda è inutile alzare il volume, bisogna cambiarla. Allora quale impegno editoriale migliore se non quello di sensibilizzare la coscienza collettiva al tema dell’impegno civico, della cittadinanza attiva, della partecipazione effettiva alla vita della polis, della legalità e del rifiuto della mentalità mafiosa?

«Solite parole», penseranno i più. Ma la vera sfida non sta nel sensibilizzare la coscienza collettiva attraverso la carta, ma coi fatti che scaturiscono dalle opinioni espresse sulla carta. Solite parole che, però, generano insoliti fatti. Perché un giornalista cattolico non si può accontentare – ad esempio – di fare un’inchiesta che scovi il malaffare, godendo dell’applauso dell’opinione pubblica e dei riconoscimenti delle piazze (anche mediatiche), senza poi seguire gli avvicendamenti scaturiti da ciò che ha scritto, e interrogando la gente per capire gli effetti di quanto raccontato. Se le inchieste giovano solo ai giornalisti, allora che futuro avrà la stampa?

L’Avvenire di Calabria, anche grazie all’abbinamento con Avvenire, ha amplificato la profondità della propria voce. Ottiene risultati, modifica contesti, genera dibattito ma, soprattutto, incontra persone e raccoglie lacrime. E insieme a queste persone racconta la verità dei fatti e concepisce una Calabria migliore.

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