Avvenire di Calabria

Sono persone, non si tratta solo di migranti

Domenica prossima la Chiesa cattolica pregherà per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare la propria nazione

Bruno Mioli

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Papa Francesco, su richiesta di diversi episcopati nazionali, ha spostato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dalla domenica successiva all’Epifania all’ultima domenica di settembre; perciò quest’anno la celebrazione ricorre il 29 nel mese corrente e si tratta della 105.a Giornata, dato che la prima risale al 1914, però come giornata “nazionale”, relativa cioè all’emigrazione italiana che in quegli anni era giunta alla sua fase esplosiva; 872.00 sono nel 1913 le partenze registrate, ma chi può contare quelle che ora chiamiamo irregolari o clandestine? Solo la minaccia e poi l’esplosione della prima guerra mondiale riuscì ad arrestare quel flusso incontenibile. E’ doveroso non lasciarsi sfuggire dalla memoria e dalla coscienza questa nostra storia non tanto lontana; anzi una storia ora in ripresa con flussi consistenti che sorpassano annualmente le 100.000 unità. “Ricordati, Israele, che anche tu sei stato straniero!”. Con la Giornata intendiamo dare attualità a questo monito biblico: “Ricordati, italiano, che anche tu sei stato straniero e lo sei anche oggi”.

La Giornata del Migrante e del Rifugiato mantiene dunque tutta la sua attualità e urgenza, come dice il Santo Padre nel suo messaggio per questa giornata; un messaggio che riprende i temi del discorso da lui pronunciato qualche mese prima quando volle essere presente al Meeting “Liberi dalla paura”, tenutosi a Sacrofano nei pressi di Roma dal 15 al 17 febbraio. Nel messaggio per la Giornata viene ribadita per sette volte la solenne enunciazione “non si tratta solo di migranti” e per sette volte il monito viene accompagnato da specifiche motivazioni: “si tratta anche delle nostre paure – si tratta della carità – si tratta della nostra umanità – si tratta di non escludere nessuno – si tratta di mettere gli ultimi al primo posto – si tratta di tutta la persona, di tutte le persone – si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo”.

Il Papa torna a riproporre parole e formule che gli sono particolarmente care: quelle di segno negativo come “globalizzazione del-l’indifferenza”, “cultura dello scarto”, “accentuato individualismo” e quelle di segno positivo, fra le quali i quattro verbi che riassumono la dottrina sociale della Chiesa su ogni forma di mobilità umana: “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”. E uno sguardo calorosamente attento ed affettuoso il Santo Padre lo rivolge a quella categoria particolare di migranti che va sotto il nome di rifugiati alla ricerca di una nuova patria.

A capofila di questa immensa moltitudine di sradicati dalla propria terra il Vangelo ci fa vedere un Bambino che, nato fuori casa e fuori patria, è stato costretto dalla spada di Erode a mettersi in salvo in terra straniera. Il 29 settembre dunque è un appuntamento “cattolico”, cioè universale con tutti i migranti e rifugiati del mondo.

Articoli Correlati

Catechisti, il documento del Papa istituisce un ministero

Catechisti, non prof. È svolta educativa

Il Motu proprio e il ministero di chi prepara ai sacramenti. Riccardo Maccioni, caporedattore e responsabile dell’informazione religiosa del quotidiano Avvenire analizza il documento del Papa che istituisce il ministero del catechista. Per Maccioni, tra gli effetti benefici del Motu proprio c’è «proprio la sottolineatura dell’importanza del ruolo del catechista».

This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website.