Avvenire di Calabria

L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova si è voluto recare personalmente a visitare i detenuti nel suo primo giorno di ministero episcopale sullo Stretto

Subito tra gli ultimi. Monsignor Morrone visita il carcere di Arghillà

di Davide Imeneo

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Poche ore dopo la celebrazione eucaristica presieduta in Cattedrale, monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria si è voluto recare in visita presso il carcere di Arghillà, periferia nord della città capoluogo.

Ad accoglierlo il direttore dell'Istituto penitenziario reggino (che comprende sia il carcere San Pietro che quello di Arghillà), Calogero Tessitore, affiancato dai comandati della Polizia penitenziaria dei due istituti di pena, Stefano La Cava e Marialuisa Alessi, e dal referente dell'area pedagogica delle carceri reggine, Domenico Speranza. Presenti il direttore della Caritas diocesana, don Nino Pangallo, e il cappellano dell'istituto penitenziario, padre Carlo Cuccomarino. A salutare monsignor Morrone anche i Garanti per i diritti dei Detenuti, sia il comunale, Giovanna Russo che il regionale, Agostino Siviglia.

Il vescovo ha incontrato prima un gruppo di detenuti che stavano trascorrendo un momento di ricreazione in uno spazio comune, poi ha passato in rassegna le celle ascoltando altri detenuti, alcuni dei quali si sono confidati con lui. Il vescovo a sua volta ha dispensato parole di coraggio nei loro confronti.

«Ho chiesto di iniziare così il mio ministero episcopale da qui. Il primo pensiero mi è venuto per voi, detenuti, perché la condizione che voi vivete non è normale; questo è un luogo di sofferenza, è vero, però c'è tanta gente che accompagna queste fatiche», ha dichiarato Morrone incontrando i detenuti. «Gesù ci dice che Dio ci ama indipendentemente da quello che facciamo».

Ha proseguito Morrone: «Siamo tutti prigionieri del nostro egoismo. Ma vi invito a scoprire il bene che c'è dentro ognuno di voi: questo periodo di grande sofferenza, però, vi offre la possibilità di riflettere su questo: il carcere non è casa vostra. Ribellatevi nel profondo del vostro cuore: puntate al meglio di voi, si può ricominciare. Questo è il Vangelo».

Monsignor Morrone, rivolgendosi ai responsabili del carcere, ha detto che «il valore aggiunto per operare bene è la possibilità di ripartire. Chiediamo a Maria a portare speranza anche nei luoghi dove la speranza sembri "bloccata"».

Alle parole del presule ha risposto il direttore del carcere, Calogero Tessitore: «La prima visita del vescovo in questo luogo ha una grande valenza, il nostro compito è quello di curare le ferite degli esseri viventi che ci vengono affidati».

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