Tra le case abbandonate di Podargoni

di Antonino Franco – Per chi vive in città, un tuffo nella quiete e tranquillità della montagna ogni tanto fa bene. Di recente l’antropologo Vito Teti ha scritto un bel articolo sull’Avvenire della Calabria grazie ai «piccoli centri». Non potevamo esimerci, se non fosse anche per l’assonanza con la nostra storica testata, ad iniziare così un nostro impegno a riscopirne qualcuno partendo dalla frazione Podargoni di Reggio Calabria. Dal greco–calabro Podàrghoni, sorge a circa 600 metri sul livello del mare ai piedi del Monte Marrappà e sulla sponda sinistra del torrente Gallico. Dalla sua posizione geografica deriva anche il nome del paese che trae origine da un’espressione greca che significa: “ai piedi del monte”. Ci accoglie un silenzio assoluto rotto solo dal rumore dell’acqua che sgorga lentamente da due fontanelle pubbliche a forma di testa di leone. Una scritta posta in alto ricorda al viandante che la costruzione di quelle fontane risale al 1898. Odore di antico avvolgono quelle case. Ci viene incontro un uomo; è del posto e ci parla del paese. Non si fa pregare e sollecitato dalle mie domande mi racconta che il centro abitato iniziò a svuotarsi dai primi anni ‘70. La gente emigrava tutta al nord. Lui invece è rimasto, ma sono in pochi adesso, 25 anime in tutto divisi in quattro cinque famiglie. Nel paese non esiste niente; né un bar, un tabaccaio, una farmacia, una guardia medica e neppure un forno. Il pane arriva in paese ogni giorno portato da un fornaio che ha una piccola attività nella vicina frazione di Schindilifà e lui ogni mattina va ad aspettare il panettiere nella piazzetta all’ingresso del paese; ma quella mattina è in ritardo. Arriviamo alla chiesa di Santa Maria Del Bosco. La leggenda narra che un principe arabo andando a caccia in quei luoghi trovò la statuetta della Madonna e decise di edificare una chiesa nel medesimo luogo del ritrovamento. La costruzione originaria si trovava nella parte alta del paese; poi venne riedificata nel luogo attuale. Continuiamo il percorso e ci guardiamo intorno. Tutte case abbandonate chiuse, disabitate, e solo qualche rara traccia di piccoli orticelli coltivati. C’è un incontro che ci colpisce particolarmente. Un uomo anziano intento a zappare ci risponde in italiano con accento del settentrione; è nato del Lazio, trasferito al nord dove si è sposato con una donna emigrata da Podargoni che gli ha fatto conoscere e apprezzare la bellezza di quel luogo situato alle pendici del monte. Da 40 anni puntualmente ritorna in Calabria e adesso ormai in pensione pensa di stabilirsi definitivamente. Gli facciamo notare che il paese è praticamente morto non esiste niente. Ma ci risponde con decisione: «Sì, ma ha una cosa che essenziale, la tranquillità». Un luogo, come altri limitrofi che visiteremo nei prossimi numeri, dove il tempo e l’acqua ancora scorrono lenti. 1/segue

Lascia un commento

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
vangelo dello studente

Il Vangelo dello studente: il libro di Riccardo Mensuali sul cammino dei giovani

Malattia e famiglia

La gestione della malattia e della fragilità fisica all'interno del contesto familiare e nella riflessione ecclesiale

ragazzi noia

Aggressioni minorenni dalla minicar a Firenze: l'inchiesta svela la noia come movente

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email