Veglia all’Eremo, l’invito del vescovo Morosini: «ricostruire»

Dalle 8 la processione che giunge alla Cattedrale, anche in diretta televisiva (canale 14 del digitale terrestre)

Ricostruire! Ecco l’imperativo che Padre Giuseppe Fiorini Morosini scolpisce nell’animo dei tanti che gremiscono il Santuario dell’Eremo nella notte del secondo venerdì di settembre, vigilia del ritorno, in Città, dell’amato Quadro della Madonna della Consolazione. Terminata la recita del Santo Rosario, durante il quale s’è pregato, “in piena sintonia col nostro programma diocesano annuale, per le vocazioni di speciale consacrazione”, Mons. Morosini, postosi ai piedi dell’Avvocata Consolatrice, detta una meditazione che scuote e impegna! Sotto la vara, esordisce l’Arcivescovo, “tutti a gridare viva Maria! Poi? Ognuno imbocca la propria strada, assecondando i propri interessi. Ma gridare: viva Maria significa accettare tutto ciò che la Madonna indica, tutto quello che la Madonna è! E Maria è Gesù, è Vangelo vivente! E ancora: le famiglie, i giovani, gli educatori, che domani cammineranno appresso la Madonna, poi, quale percorso vivranno? Quello che ci indica Dio, che viene dal Vangelo? Oppure?”. Al secondo sabato di settembre, ogni anno, rimarca il Presule, “la Città si ferma! Ma siamo coscienti dei richiami che la Madonna ci fa? Apriamo gli occhi, assumiamoci le nostre responsabilità, ricostruiamo il tessuto sociale, morale, civile. E chi maggiori responsabilità ha verso la collettività, tanto più deve evitar truffe e imbrogli! Ciò che non mi appartiene non debbo prenderlo; e se appartiene al bene comune, non solo non debbo toccarlo, debbo custodirlo e rispettarlo…” Impegniamoci, paternamente tuona Padre Giuseppe, “a ricostruire, col dialogo e la disponibilità, la stabilità delle nostre famiglie. Ricostruiamo il valore della sessualità, non stancandoci mai di ribadire ai nostri ragazzi che la sessualità non è mero divertimento ma è prezioso dono di Dio. Lottiamo per ricostruire il volto della società, denunciando il male appena si presenta dinanzi ai nostri occhi, senza tergiversare nemmeno un istante”. Altrimenti, conclude l’Arcivescovo, “scopriremo d’essere dei cadaveri ambulanti, che puzzano di morte, incapaci di compiere atti che donano vita, quella vera”. Le litanie, una preghiera per le vocazioni di San Giovanni Paolo II e la solenne benedizione concludono la veglia cittadina che, evidenzia Mons. Morosini, “da inizio ufficialmente ad un nuovo anno d’impegno pastorale, impegnando, specialmente in quest’anno, ogni comunità a responsabilizzarsi nel campo vocazionale. Non basta lagnarsi quando suore, frati o preti vanno via: facciamo sbocciare, anche in casa nostra, gioiose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata!” Un’antipatica e insistente pioggia accoglie i pellegrini che, tra le tenebre, lasciano l’Eremo per far ritorno a casa, facendo posto ai tanti che invece s’apprestano a scalarlo, il colle Eremitico, andando incontro all’abbraccio materno e mariano. Una bimbetta, accovacciata sul sagrato della Basilica, sfoglia il libretto della veglia, cincischiando coi ditini su tre paroline Madre del Fiat. E chissà se proprio in questo nostro tempo, che ha visto scricchiolare, o addirittura sfasciarsi, consolidate, impensabili o prevedibili, poltrone, nell’animo dei tanti che manovrano destini e flussi di danaro non sorga il desiderio di buttar l’occhio su quella paginetta delle nozze di Cana. Senza impegno alcuno: solo per ricostruire!

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