Vita in Caritas: i ragazzi di San Sperato a Casa Accoglienza

Pubblichiamo il racconto di una giornata di volontariato di Piera, volontaria per il Servizio Civile in Caritas.

di Piera Crucitti – In una domenica d’inverno, Casa Accoglienza ha visto arrivare i ragazzi del Gruppo Ricerca della parrocchia di S.Sperato accompagnate da due amiche, con cui condivido il percorso da catechista, ossia Grazia Pellicanò e Angela Surace.

L’idea di portare i ragazzi nella sede in cui svolgo il servizio civile, è nata qualche settimana fa, quando tutte e tre ci siamo dette: è tempo di proporre al gruppo la prima esperienza di volontariato e condivisione. I ragazzi hanno accolto con entusiasmo il nostro invito e da subito hanno iniziato a organizzare insieme giochi e attività.

Al nostro arrivo, siamo stati accolti nel salone Castellini e i piccoli ospiti di Casa Accoglienza, accompagnati dalle mamme, sono timidamente spuntati dalle loro camere, dopo l’abituale riposino pomeridiano. Non sono occorsi più che cinque minuti perché i bambini entrassero in sintonia con i ragazzi, i quali hanno gestito l’intero intrattenimento con molta disinvoltura e maturità, coinvolgendo tutti. In un clima allegro e gioviale non poteva certo mancare il momento della merenda, e via con i dolci preparati dalle giovani mani delle nostre fanciulle che nulla hanno da invidiare ai migliori pasticceri… gesto molto gradito da grandi e piccini. La nostra allegra visita è andata avanti tra racconti, musica e balli, fino al momento dei saluti.

La decisione di far conoscere una realtà abbastanza forte presente nel nostro territorio a un gruppo di ragazzi di quattordici anni, è motivata dall’esigenza di tradurre in opere quello che per anni abbiamo continuato a instillare nelle loro coscienze: l’importanza del donarsi senza riserve, di guardare l’altro con occhi buoni e liberi da preconcetti, e soprattutto, la bellezza di regalare un po’ del proprio tempo prezioso a persone desiderose di affetto e sorrisi.

Questa bella esperienza è servita a tutti e io non mi sento esclusa: l’iniziale senso di agitazione che avvertivo si è sciolto appena ho visto con quanta naturalezza i ragazzi hanno catturato l’attenzione dei piccoli. Siamo tutti un po’ fortunati finchè possiamo parlare a cuori così giovani, uomini e donne del domani, e se avremo fatto un buon lavoro, ci sentiremo ancora chiedere: “quando tornate a trovarci?”.

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