Avvenire di Calabria

Momento condiviso con don Francesco Cuzzocrea, recentemente nominato assistente della Federazione regionale dei Consultori familiari

A Scilla si celebra la Vita con l’Equipe Notre Dame

La liturgia è stata caratterizzata da un fortissima spiritualità che si è incontrata con alcune importanti testimonianze rese dalle famiglie

di Dominella e Giuseppe Fortugno *

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A Scilla si celebra la Vita con l'Equipe Notre Dame. Momento condiviso con don Francesco Cuzzocrea, recentemente nominato assistente della Federazione regionale dei Consultori familiari.

A Scilla si celebra la Vita con l'Equipe Notre Dame

Domenica 6 febbraio è stata celebrata la 44esima Giornata Nazionale per la vita e il Movimento di Spiritualità coniugale Equipe Notre Dame è stato ospite presso la Chiesa Matrice Santissima Immacolata della comunità parrocchiale di Scilla (RC). L’Arciprete Don Francesco Cuzzocrea è uno storico Consigliere spirituale del Movimento stesso e proprio da pochi giorni è stato nominato dalla Conferenza Episcopale Calabra: assistente della Federazione regionale calabrese dei Consultori familiari di ispirazione cristiana. 


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Molti sono stati gli spunti ricevuti in dono dalla liturgia e altrettante sono state le circostanze di riflessioni e testimonianze che hanno attualizzato la Parola. La pagina evangelica domenicale ha presentato  il primo incontro di Gesù con  alcuni dei suoi discepoli; incontro reso speciale e straordinario per il totale coinvolgimento sensoriale dell’uomo votato all’amore per sua natura. L’uomo  è costantemente in cammino, animato da quell’impronta della mano di Dio impressa nel suo cuore che lo sostiene e lo esorta a non arrendersi in questa continua ricerca della felicità fintanto che non sperimenta il tanto desiderato incontro con Lui. Quante vocazioni passano attraverso un incontro e quante ancora sono in attesa dell’incontro propizio!

L’incontro tra Gesù e noi, ci stupisce, ci sorprende e ci porta sempre a scoprire dimensioni profonde di noi stessi ritrovandoci dove Lui già ci attende. Fosse anche “in ginocchio” davanti al Signore sarebbe il fine sperato di quell’incontro ricercato, l’orizzonte tra, il sentirsi piegato dalla crisi, il riconoscersi peccatore e l’espressione tipica di quell’atteggiamento del corpo di un uomo in preghiera. L’incontro con il Signore è al tempo stesso conoscenza di Lui e di sé stessi, ma anche una rotta da seguire in divenire e il percorso di una vita. È l’incontro della vita, anzi è l’incontro per la vita! .

L’omelia di Don Francesco ha permesso di riscoprire l’importanza di una relazione autentica e credibile, capace di abitare più “luoghi” dell’incontro: la vista, come epifania del volto della persona, le orecchie come accoglimento dell’ascolto dell’altro, le labbra come espressione della tenerezza di un bacio. È emerso che l’amore fecondo tra Dio Creatore e le sue creature si rispecchia nell’eccezionale riproduzione di quell’amore sponsale tra lo sposo e la sposa, generatore di vita!  

“Sulla tua parola, getterò le reti” e custodire Cristo perché custodito nella vita degli altri, è quello che Ernesta e Filippo Vilasi hanno testimoniato come meglio non avrebbe potuto fare una coppia cristiana, riflesso dell’immagine di Dio, quando, anni addietro, ancora nel grembo materno, durante alcuni esami di rito, la vita del piccolo Gioele era stata “convenzionalmente” definita da alcuni medici incompatibile con la vita e quindi incapace di venire alla luce perché ritenuta, troppo “fragile” di resistere addirittura al travaglio del parto.


PER APPROFONDIRE: Una nuova Equipe Notre Dame, nasce a Campo Calabro


Con il coraggio e la speranza di mamma e papà, il piccolo Gioele ha ripagato la fiducia di quel sì incondizionato alla vita, crescendo di giorno in giorno con tutto quell’amore “fatto in casa” che accoglie, accompagna, sostiene e incoraggia fino alla fine, pur di raggiungere ciò che altri gli avrebbero potuto impedire: Nascere!

La sua nascita è così avvenuta nella culla delle braccia dei suoi genitori incontrandoli attraverso i “luoghi” dell’odierna liturgia; della vista, delle orecchie, delle labbra e dall’amore fecondo tra Creatore e creature e, solo dopo poche ore, non prima di custodirsi e amarsi reciprocamente nell’abbraccio, rinascere in cielo.

Nel mistero della vita, ancora oggi ti vogliamo ri-cordare così Gioele, “Yahvé è il mio Signore”, attraverso il “luogo” di queste righe, consapevoli che non smetteremo mai di ringraziarti per quanto di eterno continui a insegnarci con la testimonianza di tutta la tua famiglia, certi che da subito, tra le schiere celesti, non sarai soltanto il primo custode dei tuoi genitori e della tua famiglia ma anche di tutti coloro che sono disposti a chiederti soccorso quando davanti a chi soffre si fa fatica a ritrovare quelle ragioni di vita che ci impediscono di re-incontrarti in quei “luoghi” abitati da Dio, dove anche tu sarai già lì ad aspettarci!


* Coppia Responsabile Equipe Notre Dame

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