Il nuovo saggio del filosofo Federico Campagna, intitolato “Altrimondi” ed edito da Einaudi, analizza la complessa fase di crisi globale e il declino dell’Occidente contemporaneo. Attraverso un’indagine storica che ripercorre le migrazioni e le strategie di sopravvivenza dei popoli mediterranei di fronte alle catastrofi del passato, l’autore esplora l’importanza del pensiero mitico e la ricerca di un “altrove” in cui poter continuare a vivere, offrendo una chiave di lettura descrittiva per orientarsi nelle incertezze della modernità.
La crisi globale e il disorientamento del presente
Com’eravamo e cosa diventeremo, chissà? Mai, fino a pochi anni fa, avremmo immaginato di vivere a livello globale una fase di declino generale così vasta come quella attuale: guerre, tracolli economici, crisi dell’egemonia Occidentale, involuzione geopolitica. Di fronte a questo scenario inquietante non siamo altro che gli eredi smarriti e angosciati, di una tradizione culturale e politica che aveva concepito l’Occidente non come semplice coordinata geografica, bensì come conquista ideale; condizione che sta inevitabilmente tramontando. E quando la Storia decreta la fine di una civiltà e tutto ciò che era tradizione, costume, valore si disintegra, sorgono interrogativi imperiosi: Che fare? Dove andare ? Dove fuggire? Sono le domande che si pone Federico Campagna, filosofo italiano che vive a Londra, in un imprescindibile libro con cui prova a guardare alle lontane lezioni del passato provenienti dalle antiche civiltà e anzitutto dai popoli ingegnosi del “genio” mediterraneo – nel tentativo di trovare un modo per sopravvivere, nel caos della modernità.
Le lezioni del passato nel saggio “Altrimondi”
Con “Altrimondi” (Einaudi, pagine 348, euro 20) , questo è il titolo del libro, Campagna ricostruisce i viaggi dei popoli mediterranei, antichi custodi di una sapienza segreta e salvifica; determinante, per attraversare le epocali apocalissi del passato. Ogni volta che il loro mondo veniva distrutto, i popoli mediterranei migravano verso un “altromondo”, dove vivere fosse stato di nuovo possibile. Parte da lontano Campagna, per raccontare quali sono state le sfide che i mediterranei hanno vinto, cambiando rotta e destinazione, nel loro eterno girovagare. Attraversa i secoli tumultuosi della Tarda Antichità, incrocia il tempo dell’ascesa dell’Islam e delle Crociate, solca i mari popolati da pirati, corsari e schiavi; si sofferma sull’importanza dei traduttori medievali, che operarono come ponti tra culture in guerra, aprendo spazi inediti di convivenza intellettuale, approda, infine, alle tragedie del XX secolo.
La necessità del mito per affrontare l’ignoto
Il suo viaggio si conclude sulle coste mediterranee dove oggi la storia si continua a scrivere, mentre dalle acque del mare affiorano legni delle barche naufragate e corpi umani, nell’indifferenza generale. A differenza del passato, nessuno però, oggi sa dove si trovi il salvifico “altrove”. Nel racconto, c’è un Mediterraneo che ha conosciuto momenti di splendore, con gli apogei delle civiltà degli egizi, dei greci e dei romani, degli arabi e degli Ottomani. A ogni apice, purtroppo seguiva una catastrofe: guerre, carestie, pestilenze, e bisognava elaborare una strategia di sopravvivenza; avventurarsi alla ricerca di nuovi “altrove”. I miti in quei movimenti servivano per farsi coraggio. Campagna spiega che i miti sono stati necessari nell’Antichità, ma lo sono ancora oggi: sono finestre aperte dietro le quinte della nostra immaginazione, mostrano che le idee su cui fondiamo la nostra vita sono finzioni, tuttavia consentono di sopportare la nostra condizione di creature mortali gettate in un universo infinito. Ci insegnano che esistevamo prima del nostro inizio e sopravviveremo alla nostra fine, come testimoniano le esperienze dei popoli mediterranei.













