Un incontro partecipato ha acceso i riflettori su un approccio alla malattia che affianca alla terapia farmacologica la forza delle relazioni, del sostegno e della cura quotidiana, valorizzando esperienze e buone pratiche provenienti da tutta Italia.

Un approccio umano e scientifico alla gestione dell’Alzheimer
Non solo farmaci, ma un abbraccio. Non solo terapie farmacologiche, ma una rete di sostegno capace di accogliere la persona e i suoi familiari. È un approccio “umano e scientifico” al tempo stesso quello emerso ieri a Reggio Calabria, nel dibattito dedicato alla gestione della malattia di Alzheimer. La Sala Federica Monteleone di Palazzo Campanella ha ospitato il convegno dal titolo “ALZHEIMER: La Cura OLTRE LE CURE nelle prospettive future”. L’incontro, promosso dall’Associazione Allegra-mente e moderato dai giornalisti Fulvio Benelli e Concetta Mina, ha riunito esperti, associazioni e istituzioni per riflettere su come integrare le cure cliniche con un supporto socio-assistenziale indispensabile.
Il paziente e la famiglia al centro del percorso di cura
Il cuore del problema è stato delineato dalla neurologa e psichiatra Concetta Mina. La dottoressa ha spiegato che, «visto che le terapie farmacologiche ancora sono un po’ in alto mare, è importante che vengono attenzionati gli aspetti proprio che vanno a stimolare la riserva cognitiva del paziente e soprattutto tutto il supporto che necessita per i familiari a gestire una patologia del genere». Non si tratta, quindi, di curare solo la malattia, ma di prendersi cura della persona nella sua interezza. Per la dottoressa Mina, infatti, «è importante mettere al centro di questa patologia il paziente e i familiari che gestiscono il malato».
L’importanza delle cure non farmacologiche
Questa visione è stata ribadita da Maria Cara, presidente dell’associazione “Allegra-mente”, che ha fortemente voluto l’evento. La presidente ha sottolineato come oggi siano proprio le cure non farmacologiche a rivelarsi efficaci, portando «risultati molto positivi nei malati di Alzheimer». Ma cosa significa, in concreto, “la cura oltre le cure”? Lo ha spiegato la stessa Maria Cara: «vuole dire proprio questo, che al di là del della terapia farmacologica, del farmaco, è molto importante un abbraccio, è molto importante creare una rete di sostegno che possa in qualche modo limitare i danni di chi si sente molto solo».
Esperienze innovative e sfide culturali
Il convegno ha visto la partecipazione di realtà innovative provenienti da tutta Italia, come il “Paese Ritrovato” di Monza o il “Borgo Amico delle Demenze” di Cicala, e ha messo in luce il ruolo fondamentale del Terzo Settore nel creare ponti tra sanità e territorio. Nel confronto tra mondo associativo e Terzo Settore, sono intervenuti Iman Meskelindi e Anna Elisa Zema per l’Associazione Allegra-mente, e Fortunato Campolo, psicoterapeuta e responsabile dell’ambulatorio demenze dell’Associazione Medicina Solidale di Arghillà.
A chiudere i lavori, la riflessione di Fortunata Tripodi, coordinatrice dell’integrazione sociosanitaria per la disabilità complessa dell’ASP di Reggio Calabria, che ha sottolineato come sia fondamentale creare una rete di sostegno che possa essere portatrice di innovazione nel campo sanitario, guardando al futuro con progetti concreti che mettono al centro la dignità della persona e il valore della comunità.
L’incontro di Reggio Calabria non si è limitato, quindi, a un aggiornamento scientifico, ma ha rilanciato una sfida culturale e sociale. L’impegno, come sottolineato dalla presidente Cara, è «continuare a costruire degli spazi che possano, appunto, restituire anche la dignità alle persone con la malattia di Alzheimer».













