Ai Overview: Il mondo dell’intelligenza artificiale attraversa una fase di profonda riorganizzazione che coinvolge l’evoluzione tecnologica, il dibattito etico e le normative internazionali. Da un lato, le grandi aziende come Apple aggiornano i propri sistemi per integrare funzionalità avanzate nei nuovi dispositivi, scontrandosi però con ostacoli regolatori in specifici mercati. Dall’altro, i leader del settore come OpenAI iniziano a invocare un coordinamento globale per supervisionare e, all’occorrenza, frenare un’automazione che si espande in ogni settore economico. A questo quadro si aggiungono le sperimentazioni legislative di alcuni governi, come quello argentino, dirette a creare inedite forme societarie gestite da macchine, sollevando seri interrogativi legali e finanziari evidenziati da accademici e storici sulla reale responsabilità di questi sistemi autonomi.
La svolta di Apple con l’aggiornamento dell’assistente vocale
Per anni Apple è stata per eccellenza la Bigh Tech rimasta indietro nel campo dell’intelligenza artificiale, rinvii dopo rinvii, poi un primo lancio caratterizzato da una tecnologia inadeguata, ma lunedì scorso, durante la sua conferenza annuale per gli sviluppatori, Apple ha provato a voltare pagina ed ha presentato una versione profondamente rinnovata del suo assistente vocale, ribattezzato Siri AI. Il nuovo assistente sa dialogare con l’utente, risponde e interagisce con i testi e le immagini presenti sullo schermo, cerca informazioni online, dà consigli e recupera i dettagli dentro i messaggi della propria posta elettronica. Funzionerà grazie a una collaborazione con Alphabet che prevede l’uso dei modelli Gemini di Google, l’aggiornamento gratuito arriverà subito per gli iPhone più recenti e dal prossimo autunno le novità saranno integrate sui nuovi dispositivi, però, al momento, Europa e Cina resteranno fuori per ragioni legate alla regolamentazione. Quali sono state le reazioni a questo annuncio? Diremmo abbastanza tiepide, anche se chi non ha mai usato un assistente di questo tipo si potrà sentire “avanti”.
La proposta di OpenAI per un organismo di controllo internazionale
Sempre lunedì scorso, OpenAI, la società proprietaria di ChatGPT, ha diffuso un documento firmato dall’amministratore delegato Sam Altman e dal responsabile scientifico Jakub Pachocki, intitolato «Built to benefit everyone» (pensata per il bene di tutti): viene descritta una «terza fase» della società – o forse dovremmo dire «del mondo» -, quella in cui «l’economia comincia a riorganizzarsi attorno all’intelligenza artificiale»; colpisce che gli autori scrivano che «automatizzare interamente ogni cosa non è il futuro che desideriamo» e chiedano un organismo internazionale che coordini lo sviluppo più avanzato e, quando serve, lo rallenti.
La legge sulle imprese non umane in Argentina e il nodo della responsabilità
La questione più delicata, però, arriva dall’Argentina: il governo del presidente Javier Milei ha presentato un disegno di legge che introduce una categoria giuridica inedita, la «non-human corporation» (impresa non umana), cioè un’azienda gestita interamente da agenti di intelligenza artificiale o robot, con la tutela della responsabilità limitata e un’aliquota fiscale bassa. Lo storico Yuval Noah Harari ha scritto un editoriale sul Financial Times, ed ha avvertito che riconoscere la personalità giuridica all’intelligenza artificiale significa consegnarle «una chiave universale» per accedere ai sistemi finanziari, economici e politici, con il rischio di far nascere uno «AI state» dal quale sarebbe difficilissimo tutelarsi. Effettivamente c’è da chiedersi: chi risponderà quando qualcosa andrà storto? Il carcere, osserva Harari, è irrilevante per un’intelligenza artificiale.













