Ai Overview: In occasione della Giornata mondiale dell’architettura, che coincide con la Giornata Mondiale ONU dell’Habitat, istituzioni e professionisti analizzano le ricadute della crisi abitativa globale. Il dibattito attuale si concentra sulla necessità di garantire a circa 3 miliardi di persone l’accesso ad abitazioni sicure e non precarie, allontanandosi dalle logiche speculative per riaffermare la casa come diritto fondamentale. Le discussioni affrontano le sfide dell’adeguatezza degli spazi di fronte alle emergenze climatiche e l’importanza di promuovere l’inclusione sociale tramite mirati progetti di rigenerazione urbana. In Italia, l’attenzione è rivolta alle misure del Piano Casa e all’utilizzo dei fondi per il recupero del patrimonio di edilizia pubblica in disuso, in un contesto normativo segnato anche dai richiami europei sulle direttive ambientali.
Il richiamo della Giornata mondiale e la crisi abitativa
Si celebra oggi, in parallelo con la Giornata Mondiale ONU dell’Habitat, la Giornata mondiale dell’architettura, istituita nel 1985 dall’Unione internazionale degli architetti (Uia), che riunisce le organizzazioni di categoria di 124 Paesi e territori. Il tema scelto per il 2026 è “La casa è un diritto umano. Costruiscila” e risponde all’esigenza di trovare possibili soluzioni alla grave crisi abitativa globale, a causa della quale circa 3 miliardi di persone vivono in condizioni inadeguate, se non addirittura all’interno di vere e proprie baraccopoli.
Le direttrici dell’inclusione e degli spazi adeguati
La giornata diviene così occasione per focalizzare l’attenzione su due aspetti specifici. Il primo riguarda l’appello dei professionisti del mestiere, rivolto anche alla politica, di promuovere l’accesso equo e sicuro alle abitazioni anche attraverso il design e la ricerca, sul presupposto che la casa non deve essere considerata un mero bene speculativo o finanziario. La seconda è relativa alle cosiddette condizioni di adeguatezza che riguardano tanto gli spazi, che devono offrire protezione e rispondere alle necessità relative alle crisi climatiche e urbane, quanto l’inclusione sociale, da rendere possibile attraverso una progettazione in grado di promuovere la dignità e la coesione delle comunità: si parla, in particolare di rigenerazione urbana e accessibilità economica, disponibilità di servizi essenziali e sociali e vicinanza a luoghi di lavoro.
Un nuovo approccio alle politiche per la casa
La prima Giornata mondiale dell’Habitat, celebrata a Nairobi nel 1986, aveva per slogan «Il rifugio è un mio diritto», ma, a distanza di quarant’anni, è cambiato l’approccio perché adesso l’Uia chiede agli architetti di uscire dagli studi e prendere parte al dibattito proprio sulle politiche abitative che, tra le strade da valutare, devono includere anche il riuso del patrimonio edilizio esistente. A luglio, poi, la Dichiarazione di Barcellona ha affiancato il diritto alla casa all’emergenza climatica.
La situazione italiana tra Piano Casa e normative ambientali
In Italia il banco di prova si chiama Piano Casa, ovvero la legge 116/2026 che promette circa 100mila alloggi accessibili in dieci anni e parte, almeno nelle intenzioni, da ciò che esiste già. L’Osservatorio Federcasa-Nomisma conta 61.300 case popolari sfitte perché bisognose di manutenzione straordinaria e il primo bando mette sul piatto 700 milioni di euro per recuperarle. Ma la domanda è come farlo, perché rimettere a norma un impianto è una cosa, ma ripensare un alloggio in chiave di sviluppo sostenibile e di architettura bioclimatica è un’altra, anche rispetto al problema delle alte temperature estive: il caldo estremo, infatti, non colpisce tutti allo stesso modo e a pagare di più sono anziani e bambini, oltre a chi vive in abitazioni mal isolate. La legge quadro sulla rigenerazione urbana, nata dall’unificazione di otto disegni di legge, è ancora all’esame della commissione Ambiente del Senato. E sulla direttiva europea «case green» Bruxelles ha aperto a luglio una procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri, Italia compresa.













