Assemblea diocesana della Chiesa reggina, Carmine Gelonese: «L’educazione cristiana è opera corale: nessuno educa da solo»

Particolare Duomo Reggio Calabria

Pubblichiamo di seguito l’intervento integrale di Carmine Gelonese, segretario della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, previsto per l’assemblea diocesana della Chiesa di Reggio Calabria – Bova svolta in Cattedrale il 6 ottobre scorso. Poiché il relatore non è potuto intervenire di persona, una sintesi della relazione è stata letta da Pino Diana.

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Introduzione

“Domando ai Pastori, ai consacrati, ai laici, ai responsabili delle istituzioni, agli insegnanti e agli studenti: siate servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza. Meno etichette, più storie; meno sterili contrapposizioni, più sinfonia nello Spirito. Allora la nostra costellazione non solo brillerà, ma orienterà: verso la verità che rende liberi (cfr. Gv 8,32), verso la fraternità che consolida la giustizia (cfr. Mt 23,8), verso la speranza che non delude (cfr. Rm 5,5)”.

Leggendo la sezione della lettera pastorale dell’arcivescovo Fortunato sulla formazione, mi è tornato in mente questo bellissimo passo di Papa Leone che conclude la sua lettera apostolica “disegnare nuove mappe di speranza” di ottobre 2025, forse non sufficientemente conosciuta e approfondita.

La formazione permanente come priorità pastorale

Il nostro Vescovo dedica un intero capitolo della lettera invitandoci a investire “Maggiori energie nella formazione permanente”. Il termine è molto impegnativo e utilizzato in diversi contesti; per noi è importante riferirci, p.es., al documento finale del Sinodo da poco concluso “Lievito di pace e di speranza”. A guardare bene l’espressione è così importante che nel documento i Vescovi, raccogliendo il lavoro sinodale avanzano tra le altre una proposta concreta alle chiese locali come la nostra:

…le Chiese locali, avendo cura di valorizzare le esperienze in atto e in sinergia con le istituzioni educative ed accademiche ecclesiali, le associazioni e i movimenti ecclesiali, utilizzando l’apporto di diverse discipline e competenze culturali, costituiscano un Servizio diocesano per la formazione permanente che curi la formazione integrale di tutti gli operatori pastorali (ministri ordinati, laiche e laici, consacrate e consacrati)…

Questa proposta, che lega con metodo sinodale tutte le energie interne ed esterne a servizio della fprmazione cristiana di ogni persona che incontriamo nel nostro quotidiano e da noi, anche implicitamente, desiderano una briciola di umanità evangelica, è dentro la lettera dell’Arcivescovo Fortunato, che scrive infatti:

Abbiamo già tutto quello che ci serve per un rinnovamento del pensare e dell’agire nella fede. Segnalo: Istituto Superiore di Scienze Religiose, Istituto di formazione politico-sociale, Scuola Biblica Paolina, Scuola per Operatori pastorali, Scuola per Catechisti, avviata lo scorso anno. Aggiungo anche la Biblioteca Diocesana, l’Archivio diocesano e il Museo diocesano. C’è l’imbarazzo della scelta per chi desidera crescere nella conoscenza e nella bellezza di Cristo…

Valorizziamo queste opportunità, non scontate, investendo di più, e mi rivolgo in particolare ai parroci, sulla formazione dei nostri laici (mi permetto di aggiungere, mettiamoci dentro anche una riflessione delle nostre aggregazioni laicali sulla formazione dei propri responsabili…) : non si tratta di una concessione generosa da parte nostra, ma di una necessità evangelicamente fraterna per imparare tutti a riconnettere fede e vita, spiritualità e carità, carismi e servizi in vista di una reale corresponsabilità differenziata…

Una “costellazione” educativa da mettere in rete

Ritorna l’immagine di Papa Leone della “costellazione” come appunto la rete viva e plurale del mondo cattolico dell’educazione e della formazione: anche lui richiama scuole parrocchiali e collegi, università e istituti superiori, centri di formazione professionale, movimenti, piattaforme digitali, iniziative di service-learning e pastorali scolastiche, universitarie e culturali. Ogni “stella” ha una luminosità propria, ma tutte insieme disegnano una rotta. Occorre superare, anche dalle nostre parti, una certa autoreferenzialità e incapacità di condividere, per mettere tutte le proposte dentro questa “rotta”.

Formazione integrale e corresponsabilità dei battezzati

La rotta è certamente la formazione integrale dei cristiani, che è un processo continuo, non è legata a un ciclo, un corso, una serie di iniziative più o meno estemporanee o di percorsi iperorganizzati in cui la vita non entra mai. E’ una formazione che porta alla corresponsabilità e al protagonismo dei cristiani in un tempo di grandi scomposizioni e incertezze. Dovremmo allora chiederci: quale formazione serve per quella corresponsabilità descritta dal citato documento finale del Sinodo? Leggo infatti dal n. 65:

La corresponsabilità di laiche e laici non può essere ricondotta alle sole forme ministeriali, cioè all’assunzione di ruoli e compiti specifici pubblicamente riconosciuti e affidati dalla Chiesa per l’edificazione e la missione. Allo stesso tempo la conversione sinodale e missionaria (cfr. EG 24, 27) comporta sia la valorizzazione di ministeri già esistenti (di fatto e istituiti), in particolare con il coinvolgimento di giovani, sia la promozione di nuovi ministeri, per un annuncio efficace e una reale prossimità di ascolto e di cura nei diversi ambiti di vita, in particolare a livello politico, sociale e culturale. In questo spirito sinodale e missionario, andrà ripensato il servizio di guida delle comunità cristiane, a fronte di forme di esercizio dell’autorità ancora monocratiche e clericali, non adeguate a una fisionomia sinodale e fraterna di Chiesa, favorendo la corresponsabilità di tutti i battezzati, in modo da superare definitivamente la logica ancora perdurante del clericalismo, che peraltro non minaccia solo i ministri ordinati, ma anche i laici. Andranno privilegiate forme di esercizio pastorale in équipe, il coordinamento delle molteplici ministerialità presenti, garantendo la presenza delle donne in ruoli di autorità e di guida (cfr. DFS 60). Diventa oggi necessario creare spazi e utilizzare strumenti efficaci per la presa di parola e il dialogo tra tutti i battezzati e allo stesso tempo attivare Organismi di partecipazione adeguatamente rappresentativi, nei quali si possa realizzare una lettura dei segni dei tempi e un discernimento comunitario per giungere a elaborare insieme le necessarie decisioni

Ripensare la trasmissione della fede

E’ questo il nuovo paradigma di trasmissione della fede, come provvidenziale opportunità dello Spirito cui ci invita a guardare l’Arcivescovo. Scrive infatti don Fortunato:

senza la formazione continua dei credenti, soprattutto degli adulti, la trasmissione della fede rischia continuamente di sfilacciarsi, anzi si interrompe. Questo è già accaduto nella stragrande maggioranza delle famiglie, anello primo della trasmissione della fede…

E quindi bisogna ripartire avendo il coraggio di sperimentare, e di mettere riflessione e strumenti a servizio di parrocchie e zone pastorali. In questo senso nella lettera pastorale si rinnova un’altra proposta concreta:

In quest’anno pastorale, l’Ufficio catechistico diocesano promuova una proposta di formazione per gli adulti, partendo da esperienze già avviate in Diocesi, tenendo conto dei percorsi esperienziali offerti dalle nostre associazioni, che vanno coinvolte attivamente, e nel confronto con altre Chiese diocesane che si sono poste in questa ricerca. Una o più comunità parrocchiali potrebbero già da quest’anno accettare questa sfida con una sperimentazione sugli adulti.

Una formazione comunitaria che parte dagli adulti

Anche qui c’è un “noi”, pensano non solo nella formazione dei formatori, ma di adulti e famiglie. E che, si ripete, non può più essere settoriale, a compartimenti stagni: è il nostro comune lavoro pastorale-missionario, orientato dalla luce dello Spirito, scrive don Fortunato, che approda sempre sulle rive della vita e nei solchi del quotidiano educativo, sociale, sanitario, politico e a suo tempo mettendo radici produrrà frutti buoni nell’umano vivere.

Per dirla sempre con Papa Leone:

L’educazione cristiana è opera corale: nessuno educa da solo. La comunità educante è un “noi” dove il docente, lo studente, la famiglia, il personale amministrativo e di servizio, i pastori e la società civile convergono per generare vita. Questo “noi” impedisce che l’acqua ristagni nella palude del usi è sempre fatto cosi” e la costringe a scorrere, a nutrire, a irrigare. II fondamento resta lo stesso: la persona, immagine di Dio ( Gen 1,26), capace di verità e relazione…

La formazione cristiana è infatti, prendendo a prestito il titolo del progetto formativo di Azione Cattolica, è prendere la forma di Cristo, attrezzarsi per essere sempre più simili a Lui e a servire ogni persona, come Lui, donando tutto noi stessi.

Le richieste emerse dalla comunità diocesana

Anche sulla formazione, nello stile della lettera pastorale, l’arcivescovo Fortunato raccoglie quanto emerso nella due giorni programmatica di luglio. Leggo dalla lettera:

La richiesta di formazione permanente nasce dal desiderio emerso nelle due serate di verifica di “rimodulare l’annuncio e la catechesi”.. Sappiamo da anni che «alcune forme di trasmissione della fede su cui ancora contiamo non siano più adeguate, soprattutto con i giovani e con gli adulti»

E a conferma, qui riporto proprio dei brani delle tre sintesi dei gruppi che hanno visto tanti partecipanti da tutto il territorio diocesano, laici, religiosi, presbiteri:

• Manca una formazione pensata in modo unitario, che aiuti sacerdoti, laici, catechisti, educatori, operatori della carità, associazioni e movimenti a maturare uno stile comune di ascolto, discernimento, corresponsabilità e missione.

• la scelta di puntare sugli adulti e sulle famiglie: sono loro che generano continuità, credibilità e testimonianza, sono loro che mandano avanti le parrocchie e costituiscono per il parroco un aiuto, un sostegno imprescindibile.

• la richiesta di una formazione vera, che non sia solo dottrina, ma anche umanità, linguaggi, animazione, spiritualità

• una formazione a 360 gradi. Non solo dottrina, ma anche linguaggi, capacità relazionali, tecniche di animazione, lettura dei contesti, spiritualità.

• Serve una comunicazione intraecclesiale più chiara: molti operatori (e non solo gli operatori, aggiungerei) non conoscono le proposte formative già esistenti.

• Abbiamo tanti luoghi, istituti di formazione, tantissime realtà che formano ma un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta, da parte delle tante realtà formative, alle competenze socio-affettive, alle competenze pisco-pedagogiche, per fornire strumenti adeguati per accompagnare le persone, per fare insieme discernimento, competenze nella gestione dei conflitti…ecc.

• La formazione degli adulti è decisiva: sono loro che generano continuità, credibilità e testimonianza… andrebbero pensati dei percorsi, delle catechesi specifiche per gli Adulti e le per le Giovani Coppie e i Gruppi Famiglia.

• La nostra chiesa si fa prossima ai giovani quando scommette sulle famiglie e le sostiene con i fatti e non solo a parole; molti giovani che vengono in parrocchia hanno una famiglia dietro, e curare le famiglie, anche come luogo in cui si spezza la Parola e si vive con fiducia il dialogo intergenerazionale, è anche curare i giovani.

• il servizio all’altro e alla sua povertà è capace, con il giusto supporto formativo, di cambiare la vita di molti ragazzi, di dare loro un senso, un orizzonte, un progetto… ragazzi che partono con un progetto di animazione che li rende protagonisti, offrendo loro anche un percorso di fede.

Famiglie e giovani al centro della sfida educativa

Negli interventi della due giorni, come si vede, c’è trasversalmente un’attenzione a chi è chiamato a prendersi cura di coppie e famiglie. Il Vescovo ci chiede quasi retoricamente: quanto Vangelo è passato e quanti Vangeli sono stati almeno letti? Inoltre: quanti genitori sostengono “cristianamente” i loro figli e quanti sono interessati alla crescita credente dei loro figli? Con una mezz’ora di catechismo alla settimana per circa 6 mesi, se va bene, pensiamo di sostenere la “sfida” della trasmissione della fede che trova il suo momento celebrativo nella S. Messa, in genere disertata dai piccoli e dai loro genitori? Proposta: Si ritiene indispensabile, a tal proposito, strutturare una proposta che affianchi i fidanzati, le giovani coppie e le famiglie in generale, in un percorso graduale e organico che garantisca continuità e che faccia sentire i destinatari soggetti attivi della formazione.

Il fine della formazione: mostrare il volto rigenerante del Risorto

Concludo con l’opportuna citazione del calabrese Armando Matteo riportata nella Lettera:

Se non riusciamo più a convincere tutti della forza umanizzante della fede, non serviamo più a niente. La Chiesa sta o cade esattamente in questo servizio: il servizio, cioè, di portare Gesù a tutti e di portare tutti a Gesù. Ed è esattamente questo che non ci riesce più. Forse è un’affermazione forte; ma è certo che alla fine, chi ha fatto l’esperienza del dolore personale e familiare, o vive la quotidianità con l’inquietudine di un futuro incerto, non cerca altro che questo: persone e comunità che non gli nascondano, proprio nel momento più difficile, il volto rigenerante del Risorto: che sappiano invece mostrarlo dolcemente, che sappiano chinarsi e abbracciare.

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