Ai Overview: Il 18 giugno si celebra l’Autistic Pride Day, una giornata promossa dalla comunità autistica per rivendicare la neurodiversità come naturale espressione dell’identità umana, superando la storica e controversa immagine dell’autismo come “pezzo mancante”. Il testo ripercorre le tappe di questo mutamento culturale, evidenziando il passaggio dal simbolo del tassello di puzzle a quello dell’infinito arcobaleno. A livello nazionale, nonostante una crescente consapevolezza e la forte presenza di studenti nello spettro all’interno delle scuole, emergono ancora pesanti criticità legate all’inserimento lavorativo e all’effettiva applicazione della Legge “Dopo di noi” per l’età adulta. Su questo quadro si innestano le riflessioni di Papa Francesco, che esorta la società a considerare le persone con disabilità non come meri destinatari di assistenza, ma come soggetti attivi e risorse preziose per la comunità.
L’evoluzione del simbolo e l’Autistic Pride Day
Un bambino in lacrime al centro di un tassello di puzzle: così nel 1963 la National Autistic Society britannica presentò così il primo simbolo ufficiale dell’autismo, l’autismo come enigma, la persona autistica come pezzo mancante. Sessant’anni dopo la comunità autistica ha scelto di rappresentarsi diversamente, un infinito arcobaleno che evoca la varietà delle differenze neurologiche. È l’emblema dell’Autistic Pride Day, la Giornata dell’orgoglio autistico che ricorre ogni 18 giugno dal 2005, quando l’organizzazione Aspies for Freedom ne lanciò la prima edizione fissando la data nel compleanno del suo membro più giovane.
La ricorrenza è diversa dalla Giornata mondiale ONU del 2 aprile, dedicata alla consapevolezza perché l’Autistic Pride Day nasce dalla comunità autistica stessa: le persone nello spettro raccontano la propria esperienza in prima persona e rivendicano l’autismo come tratto identitario da comprendere e da valorizzare. La parola chiave è neurodiversità, un concetto introdotto nel 1998 dalla sociologa australiana Judy Singer per descrivere la naturale variabilità tra un cervello e l’altro, l’equivalente neurologico della biodiversità.
In Italia questo spostamento di prospettiva si fa sempre più visibile; a maggio 2026 l’associazione Aspergeronline è stata protagonista al Salone del Libro di Torino, portando sul palco il principio del “nothing about us without us”, niente su di noi senza di noi, perché, del resto, gli autistici chiedono di partecipare al discorso pubblico con la propria voce, ed è giusto che sia così.
I dati italiani: la scuola, il lavoro e il Dopo di noi
Qual è la situazione italiana? Secondo l’Osservatorio Nazionale Autismo, un bambino su 77 nella fascia 7-9 anni rientra nello spettro, per un totale stimato di circa 600mila persone, mentre nelle scuole gli studenti con disturbo dello spettro superano le 100mila unità, un terzo della popolazione scolastica con disabilità; purtroppo il 75% delle persone autistiche resta escluso dal mondo del lavoro; in Europa, su circa cinque milioni di persone nello spettro, meno del 10% ha un impiego. Il passaggio all’età adulta rimane il problema dei problemi: la Legge 112 del 2016, nota come «Dopo di noi», prevede progetti di vita individualizzati per le persone con disabilità grave prive di sostegno familiare, ma in diverse regioni, tuttavia, le risorse stanziate faticano a tradursi in servizi concreti, e l’autismo adulto resta affidato a famiglie che invecchiano.
L’appello di Papa Francesco
Su questi temi Papa Francesco ha lasciato parole che segnano: ricevendo la Fondazione Italiana Autismo nell’aprile 2022, disse che «le persone con disabilità non sono solo oggetto di cura, ma anche soggetto» e che «il samaritano può essere la stessa persona con disabilità, con autismo, che si fa prossimo all’altro, ponendo i propri talenti al servizio della comunità»; parlò di uomini e donne «troppo spesso emarginati perché etichettati come diversi o anzi inutili, ma che in realtà sono una grande ricchezza per la società» e nel dicembre 2023, in un videomessaggio, aggiunse: «dobbiamo smettere di parlare di “loro” e cominciare a parlare di “noi”».
Quel «noi» è la parola che dobbiamo – tutti – costruire, il tassello di puzzle lascia il posto all’infinito, e la persona autistica chiede di essere riconosciuta per quello che è: una variante dell’umano, con i suoi talenti e le sue fatiche, che ha diritto allo stesso ascolto di chiunque altro.













