Basket in carrozzina: Reggio Bic sconfitta da Giulianova, il punto sulla stagione

Tramontata l’ipotesi della qualificazione in Coppa Italia, la società punta ora a consolidare la salvezza e a valorizzare i giovani talenti del territorio calabrese
Cugliandro Reggio Bic

Si chiude con una sconfitta interna il confronto d’alta quota della Reggio Bic, che sul parquet di casa deve cedere il passo alla fisicità della compagine di Giulianova. In un match caratterizzato da ritmi elevati e da un agonismo tipico delle massime competizioni europee, i ragazzi di coach Cugliandro hanno lottato per oltre tre quarti di gara, pagando però nel finale il divario strutturale contro il roster abruzzese. Nonostante l’attenzione tattica e la qualità del gioco espressa, le rotazioni ridotte e la capacità degli ospiti di schierare contemporaneamente cinque giocatori di grande taglia fisica hanno segnato l’andamento della sfida, spostando l’inerzia in favore del collettivo ospite durante la terza frazione di gioco.

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L’analisi del match e il divario fisico

Una partita intensa, fisica e spettacolare, durata “tre quarti e mezzo”, come l’ha definita coach Cugliandro. La Reggio Bic esce sconfitta dal confronto con Giulianova al termine di una gara di alto livello, che ha messo in mostra tutto il basket in carrozzina moderno, ma anche i limiti strutturali contro una delle squadre più fisiche del panorama nazionale ed europeo.

«È stata una gara difficile – spiega il tecnico reggino – Giulianova è una squadra tosta. Non ha magari grandi individualità che spiccano, ma gioca un basket estremamente collettivo: si completano tra loro e interpretano alla perfezione lo stile moderno, fatto di grande fisicità e dinamismo».

La chiave della partita è stata proprio la struttura del roster abruzzese. «Sono forse l’unica squadra in Europa che può schierare così tanti giocatori fisicamente alti. Giocano abitualmente con quattro lunghi e, con le regole italiane, arrivano addirittura a cinque». Una situazione complessa da arginare, nonostante il grande lavoro tattico preparato dallo staff reggiano. «Con il quintetto a quattro lunghi siamo riusciti a limitarli, ma con cinque lunghi molto meno. Lì il gap fisico è emerso chiaramente».

A incidere è stato anche il metro arbitrale, molto permissivo. «Un metro “all’inglese”, con pochissimi fischi – sottolinea Cugliandro – e questo ha favorito ulteriormente una squadra già fortissima fisicamente. Tengo però a dire che stimo moltissimo De Mattia e Palazzo: sono tra i migliori arbitri in Italia e anche in Europa. Siamo stati noi, forse ingenuamente, a non adattarci subito a quel tipo di conduzione».

Il momento decisivo arriva nel terzo quarto, quando Giulianova alza ulteriormente l’intensità. «Il loro allenatore ha capito che con il quintetto a cinque lunghi, unito a un press molto aggressivo, potevano metterci in enorme difficoltà. Ci hanno tolto ossigeno e lì siamo crollati». Un copione che ha accompagnato l’intera gara: mismatch continui e una fisicità che, alla lunga, ha fatto la differenza.

Prospettive future e obiettivi stagionali

Cambiando pagina, sfuma anche il sogno Coppa Italia: Santo Stefano supera Bergamo e chiude definitivamente i giochi. Ora il prossimo impegno sarà contro Cantù, con uno sguardo ai play-off, ma senza pressioni. «Io sto guardando ancora più avanti – ammette Cugliandro – questa stagione, nel complesso, sta andando bene. È però una stagione di transizione».

Le assenze pesano, soprattutto quella del capitano Baz Sripirom, impegnato con i paragames asiatici. «Prima è mancato per quattro partite, ora ne salterà altre due. Le rotazioni sono ridotte e l’assenza di Ilaria, pur per una bellissima notizia personale, per noi è pesante».

L’obiettivo iniziale resta la salvezza, come ogni anno. «La Coppa Italia non era un traguardo obbligato. In virtù di queste assenze, è naturale che la stagione assuma un altro significato: crescita, lavoro quotidiano e sguardo rivolto al futuro».

La Reggio Bic continua così il suo percorso puntando sullo sviluppo del gruppo e sui nuovi innesti, molti dei quali legati al territorio. «Stiamo cercando di farli crescere e amalgamare – conclude il coach – preparando al meglio la prossima stagione. Avere più tempo per lavorare insieme, forse, è la soluzione migliore».

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