Una nuova biografia su Giorgio La Pira, Turrini: «Coniugò giustizia e carità»

Il volume in tre tomi è stato presentato a Palazzo Vecchio, a Firenze, alla presente dei due autori e di diverse istituzioni
biografia giorgio la pira

Vi sono tanti aspetti inediti o poco conosciuti del venerabile sindaco di Firenze che emergono in una nuova biografia cronologica dal titolo “Giorgio La Pira: i capitoli di una vita” scritta da Giovanni Spinoso e Claudio Turrini.

Il volume in tre tomi è stato presentato a Palazzo Vecchio dal sindaco del capoluogo toscano Dario Nardella, dal presidente della Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori, dagli autori, dal presidente della Fup Dimitri D’Andrea, dalla presidente della Fondazione La Pira, Patrizia Giunti. 

Giorgio La Pira, tre volumi presentati oggi: biografia di una storia da valorizzare

Nata su richiesta della Fondazione ed edita dalla Firenze University Press, grazie al contributo della Fondazione CR Firenze, l’opera si è avvalsa di una ampia documentazione dell’Archivio La Pira e di testimonianze preziose come quelle di Oliviero Olivieri, segretario personale del sindaco in Palazzo Vecchio, di Giorgio Giovannoni, che lo ha accompagnato in molti viaggi all’estero e di Mario Primicerio con cui compì la missione di pace in Vietnam nel novembre 1965.


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Altra fonte importante utilizzata dagli autori sono le ampie cronache dei quotidiani dell’epoca, in particolare quelle del «Giornale del Mattino», del quale fu prima cronista e poi redattore capo negli anni sessanta Vittorio Citterich, che La Pira volle con sé nello storico viaggio a Mosca nell’agosto 1959 e che rimase sempre suo amico fidato.

Biografia Giorgio La Pira | L’intervista all’autore Claudio Turrini

Gli autori della nuova biografia sono due giornalisti professionisti di Firenze, Giovanni Spinoso e Claudio Turrini, entrambi hanno conosciuto da vicino il professore. La Fondazione ha dato loro modo di visionare molti documenti inediti, tra cui i quaderni-diario di Giorgio La Pira e di verificare così date, nomi, contatti e sottolineare annotazioni del Professore su momenti e iniziative particolari. Abbiamo intervistato per Avvenire di Calabria proprio il giornalista Claudio Turrini, già direttore di Toscana Oggi, settimanale cattolico delle diocesi toscane.

Qual è l’aspetto del pensiero e della personalità di La Pira che ti ha colpito più di ogni altro e perché?

Ho avuto la conferma di quanto ebbe a dire il cardinale Benelli celebrando nella cattedrale di Firenze il funerale: «Tutto si può capire di La Pira con la fede, niente si può capire di lui senza la fede». Questo è il filo rosso che lega tutta la sua vita e le sue molteplice eseprienze: professore universitario, costituente, sindaco, presidente della federazione mondiale delle città gemellate…. Da quella Pasqua del 1924 in cui incontrò misticamente il Risorto, tutta la sua vita è stata improntata a questo programma: amarlo e “farlo sconfinatamente amare”.

Potresti raccontarci un aneddoto che ti è rimasto impresso?

Premetto che in questo volume ci siamo tenuti lontani dalla vasta aneddotica su La Pira, concentrandoci su fatti e discorsi riscontrabili nelle fonti. Un episodio non inedito, ma dimenticato, che mi ha colpito, è stata la motivazione con cui difese in Consiglio comunale la sua decisione di far salire il cardinale Dalla Costa sul balcone di Palazzo Vecchio al termine della processione del Corpus Domini del 1952 per benedire i fedeli in piazza della Signoria. Seguirono polemiche feroci da parte dei consiglieri del Pci. La Pira liquidò la polemica con questo sillogismo: «Il popolo di Firenze è cristiano; Palazzo Vecchio è il palazzo del popolo; il popolo, quindi, aveva diritto di vedere coronata nel Suo Palazzo la massima manifestazione religiosa dell’anno liturgico». Cioè lo difese non dal punto di vista della sua fede, ma della correttezza democratica. Infatti poi spiegò che se lui fosse stato sindaco del Cairo non avrebbe esitato ad ospitare nel palazzo comunale la massima manifestazione religiosa musulmana. Questo era La Pira: uomo dalla fede profonda, ma che sapeva tenere distinti (non separati!) i due piani.


PER APPROFONDIRE: Giorgio La Pira, quel sindaco veramente santo


Qual è il messaggio di La Pira alla politica di oggi?

Rispondo con le parole stesse di La Pira in un articolo pubblicato il 3 agosto 1944 su Il Quotidiano: «Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa ‘brutta’! No: l’impegno politico – cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti ‘a cominciare dall’economico’ – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità». Occorre però precisare che per La Pira una società cristianamente ispirata è anche una società pienamente umana. Perché se è vero – come è vero – che Cristo è Risorto e che attrae tutto a sé, allora il fiume della storia umana – nonostante le anse e i ritardi che gli uomini possono produrre – va inevitabilmente verso di Lui. È una storia che coinvolge tutti gli uomini, nessuno escluso, anche se di fedi e di culture diverse, anche se atei.

Secondo te quali aspetti della testimonianza di La Pira possono essere utili ai cattolici di oggi che si interrogano su come interessarsi al bene comune e magari a come perseguire un impegno in politica?

Quando si riferiva alla sua azione politica La Pira citava sempre la parabola del Samaritano. Il vero politico deve fare come il samaritano: piegarsi sulle ferite dell’umanità e fare tutto il possibile per curarle. Perché al momento del giudizio finale, che riguarderà ogni essere umano, saremo giudicati solo per aver dato da mangiare agli affamati, un lavoro o un tetto a chi ne è privo, per aver visitato malati e carcerati. E ciascuno ne risponderà a seconda della sua funzione sociale. Ricorro ancora alle parole di La Pira: «Quando il Signore, amico mio, ti chiamerà… ‘Lei, signor La Pira, lei che cosa ha fatto?’. Io gli devo rispondere: di quando ero studente, secondo quel che ero da studente; di quando fui professore, secondo quel che fui da professore. È sempre in relazione a quel metro. Prendo il metro e misuro […]: devo rispondere sempre sì a certe domande».

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