Caffè Mauro e l’eredità di Demetrio Mauro: «Reggio Calabria è sempre stata al centro della sua vita»

Demetrio Mauro fondatore Caffè Mauro con il nipote Maurizio Mauro

Ai Overview: A trent’anni dalla scomparsa di Demetrio Mauro, fondatore dell’omonima azienda di torrefazione, l’intervista al nipote Maurizio delinea il profilo di un imprenditore profondamente legato alla città di Reggio Calabria. Il dialogo ripercorre non solo la storia produttiva di Caffè Mauro, divenuta una delle realtà più note del mercato italiano, ma esplora in modo particolare il lato umano del suo fondatore. Dalle difficoltà affrontate durante le guerre mondiali alla costruzione di un’impresa basata sul rispetto per i collaboratori e sul “senso della misura”, emergono le caratteristiche gestionali e i valori che ne hanno guidato l’attività. La conversazione documenta inoltre l’impegno civile e culturale dell’imprenditore sul territorio cittadino, recentemente riconosciuto attraverso l’intitolazione di una via in sua memoria.

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L’eredità imprenditoriale a trent’anni dalla scomparsa

Il 7 luglio del 1996 si spegnava Demetrio Mauro, fondatore di Caffè Mauro. A trent’anni dalla scomparsa. il ricordo dell’imprenditore reggino continua a vivere non solo nella storia di uno dei marchi simbolo della Calabria, ma anche nei valori che hanno guidato tutta la sua vita: lavoro, umiltà, visione e profondo legame con la propria terra. Ne abbiamo parliamo con il nipote Maurizio Mauro, che ha ripercorso l’eredità umana e imprenditoriale del nonno attraverso ricordi personali e riflessioni ancora oggi attuali.

Trent’anni dopo la sua scomparsa, quale pensa sia l’insegnamento di Demetrio Mauro che continua a essere più attuale, non solo per la vostra famiglia ma anche per i giovani imprenditori?

Penso che la grandezza di un uomo si misuri dalla memoria di chi, ancora oggi, ne ricorda le gesta. Per questo credo che quella di mio nonno non abbia un tempo di scadenza. Quelli che, per me bambino, erano semplicemente i suoi insegnamenti, oggi si ritrovano nei libri di organizzazione aziendale e di marketing. Ciò che più mi ha colpito, rileggendo i suoi appunti, è stata la capacità di immaginare il futuro. Vi annotava metodologie che, ancora oggi, risultano attualissime e straordinariamente innovative. I giovani che come me, le mie sorelle ed i miei cugini erano sempre il “primo riferimento” nei sui racconti, dovrebbero comprendere quella che è la visione dell’imprenditore che riusciva a interpretare il futuro senza mai pensare di aver raggiunto l’obiettivo nel presente. Ogni giorno, per lui, rappresentava una nuova sfida, da affrontare con coraggio, intraprendenza e profondo rispetto per il prossimo.

Al di là del fondatore di Caffè Mauro, qual è il ricordo personale di suo nonno che porta ancora oggi con sé e che meglio racconta chi era davvero?

Quando ero bambino mi parlava tanto delle sofferenze patite durante le due guerre mondiali e della sua successiva affermazione, costruita con sacrificio e sudore, con l’amore per la famiglia e per i suoi “collaboratori”, che al suo pari contribuivano giornalmente al successo della sua creatura, la caffè Mauro. Eppure questo enorme successo non era mai ostentato, mai “urlato”, sebbene l’azienda avesse raggiunto un livello tale da essere diventata una delle realtà più importanti del mercato italiano del caffe e i risultati raggiunti avrebbero potuto indurre chiunque a farlo. Lui era l’umiltà fatta persona. Colui che mi chiamava nel suo studio e mi faceva vedere un pezzo di legno, “tagliato esattamente ad un metro”. Mi spiegava che quella era la misura con cui avrei dovuto affrontare la mia vita: confrontarmi con tutti con rispetto, senza mai fare il passo più lungo della gamba, senza mai pronunciare parole negative nei confronti degli altri. Il segreto, mi ripeteva, era il “senso della misura” in ogni cosa.

Demetrio Mauro ha sempre creduto profondamente in Reggio Calabria. Se oggi potesse osservare la città, cosa pensa direbbe ai reggini e a chi sceglie di investire nel territorio?

Mio nonno investiva sul territorio attraverso opere che garantivano benessere e ricchezza ai reggini. Era un mecenate e questo ruolo lo svolgeva con lo spirito di chi di chi sentiva il dovere di restituire tanto alla propria città.

Lo faceva anche portando gli artisti più importanti dell’epoca – tra questi Corrado, con il quale instaurò una profonda amicizia, e Oliviero Noschese – offrendo ai cittadini occasioni di cultura e intrattenimento. Ed investiva nel bene comune, un impegno che nel tempo la mia famiglia ha continuato a portare avanti nel tempo attraverso iniziative benefiche, il sostegno allo sport e alla cultura.

Amava profondamente Reggio Calabria. Lo dimostrò anche quando divenne un punto di riferimento nella battaglia civile contro quella che riteneva una “cattiva politica”, responsabile di aver svenduto la sua città e questo certamente non per ideologia, ma esclusivamente per il suo smisurato senso di appartenenza a Reggio Calabria. Questo infinito amore è stato ricambiato dall’affetto di tantissime persone e si è manifestato, a 30 anni dalla sua morte, in occasione dell’intitolazione di quella che è oggi via Demetrio Mauro. un riconoscimento che custodisce la memoria di un uomo che ha sempre scelto di mettere Reggio Calabria al centro del proprio impegno umano e imprenditoriale.

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