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Coro unanime di sdegno da parte delle Istituzioni locali, ma con dei distinguo (su toni e modalità)

Calabria, tutti contro la Zona Rossa: regione pronta a scoppiare

Redazione Web

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La Calabria in lockdown fa precipitare le Istituzioni nel vortice di marzo: schiacciati dalla decisione romane (con l’avallo apparente delle regioni) e senza gli strumenti per poter dare risposte alla cittadinanza. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà ha immediato commentato con grande disappunto la decisione del Governo chiedendo risorse speciali per la Calabria, «se siamo stati chiusi per primi, allora, è giusto che veniamo ristorati per primi», nonché auspicando che la gestione di queste risorse venga demandata alla responsabilità diretta dei sindaci, «non ci possono chiedere di controllare la distanza interpersonale e, poi, non ci danno l’opportunità ci aiutare i nostri concittadini». Un disappunto, come scrivevamo, ma che vuole interpretare la volontà di camminare lungo l’ostico percoso del dialogo istituzionale.

Di tutt’altro tenore, invece, le parole del presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì: «Tutto questo poteva essere evitato, se solo il Governo avesse ascoltato i miei ripetuti appelli che, carte alla mano, ho fatto, nei giorni scorsi e fino alle ultime ore, per cercare di convincere chi, in realtà, si era già abbondantemente convinto a prescindere». Poi la stoccata: «È un tentativo di piegare la schiena ai calabresi, che non si inginocchieranno neanche questa volta, come non hanno mai fatto».

I decibel dello scontro, poi, si alzano con le parole di Francesco Cannizzaro, deputato calabrese in quota Forza Italia: «Siamo pronti ad impugnare il Dpcm al Tar», ha scritto il parlamentare forzista, rincarando la dose: «Non resta che ricorrere urgentemente alla via giurisdizionale per tutelare gli interessi dei cittadini, delle imprese e delle famiglie calabresi». E in Regione serpeggia l’idea di clamorose proteste. Sperando non degenerino.

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