Calabria Verde, 80 milioni di «buco» dai fondi europei

La società Calabria Verde, società costituita nel maggio del 2013 nella quale sono confluite l’azienda forestale della Regione Calabria (Afor) e le comunità montane, è un ente in house regionale con il compito di assolvere in modo unitario a tutti gli interventi sul territorio nel campo della forestazione e della difesa del suolo. Le complesse ed articolate attività investigative della Guardia di Finanza hanno consentito di evidenziare il compimento di illeciti nell’ambito di un progetto comunitario (Por – fondi europei di sviluppo regionale – 2007/2013) poiché sono stati impiegati fondi per circa 80.000.000,00 (ottanta milioni) di euro, stanziati per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua (linea di azione 3.2.1.2.) e per i rischi frane (linea di azione 3.2.2.1.) del territorio regionale, per fini differenti rispetto a quelli previsti, in quanto erano utilizzati progressivamente per il pagamento in via stabile e continuativa degli stipendi ordinari e degli straordinari dei dipendenti di Calabria Verde. Prebende, consulenze faraoniche ed anche qualche ristrutturazione domestica, come spiegano il magistrato titolare dell’inchiesta, Giovanni Bombardieri: «La Guardia di Finanza ha svolto un lavoro certosino appurando come la società fosse amministrata in maniera clientelare e arbitraria. È sconcertante apprendere come un’intera squadra di forestali, invece, che recarsi sul posto di lavoro fosse impiegato nei lavori di ristrutturazione dell’abitazione privata del direttore generale. Questo atteggiamento manifesta impudenza e un’assoluta mancanza di senso civico». Ancora più duro il Procuratore Capo, Gratteri: «Quando trent’anni fa ho iniziato la mia carriera a Locri come giudice civile prima e penale poi, la prima indagine in cui mi sono imbattuto riguardava il settore della forestazione in Calabria: assunzioni avvenute tramite telegramma, geometri che dirigevano 120 cantieri e miliardi di lire utilizzati a fini personalistici dai dirigenti. Dopo trent’anni il primo lavoro in cui mi imbatto riguarda le indagini su Calabria Verde, egregiamente portate avanti dal vicario Giovanni Bombardieri e dal sostituto procuratore Alessandro Prontera. Questo dimostra come nulla è in realtà cambiato: è mutata la tecnologia ma non l’arroganza e la sicurezza di rimanere impuniti degli indagati».

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