Cardeto, presentate due nuove opere ispirate alla tradizione evangelica e al territorio
Nella piazza principale del paese, in un momento di unione e condivisione, la comunità di Cardeto ha visto l’arte diventare racconto e annuncio di Speranza. Due nuove opere, profondamente legate alla tradizione evangelica e all’anima del territorio cardetese, sono state presentati ai fedeli, tra stupore e curiosità. L’evento nasce da un’idea del parroco don Luca Mazza, successivamente realizzata su tela dall’artista e pittrice Katia Biondo.

All’evento erano presenti come relatori diversi presidenti di associazioni e rappresentati del comune ed enti locali, tessuto vivo di una comunità che, assieme alla parrocchia, costruisce giorno dopo giorno iniziative e percorsi di servizio.
PER APPROFONDIRE: La proposta della Parrocchia di Cardeto, un pellegrinaggio giubilare al Santuario di Mallemace
La scelta dei motivi iconografici è frutto di intensa riflessione e preghiera: all’origine di questo progetto vi è la volontà di “trasfigurare” lo spazio del Santuario, trasformando le due nicchie vuote, site ai lati della navata, in spazi in cui la Parola entra nei cuori dei fedeli attraverso l’arte. L’artista, infatti, sottolinea la capacità comunicativa tipica dell’arte figurativa.
La trasfigurazione: Mallemace come “Monte Tabor”
La prima tela ritrae la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. È visibile Cristo che si manifesta ai tre discepoli – Pietro, Giacomo e Giovanni-, rivelandosi come Figlio di Dio, avvolto da una luce raggiante. Come suggerisce l’artista, l’opera racconta il «messaggio di Gesù che si mostra come luce», offrendo una rappresentazione vivida dei tre protagonisti, ritratti con espressioni diverse: Pietro, simbolo della consapevolezza; Giacomo, colto nel torpore; Giovanni, scosso dal timore, come ognuno di noi di fronte all’inatteso. Mosè ed Elia appaiono in ascolto, simboleggiando la Legge e i Profeti, testimoni della promessa e della fedeltà di Dio.

La Trasfigurazione diventa così icona dell’esperienza di fede di ognuno: ed è proprio nel Santuario di Mallamace, il “Monte Tabor” per i fedeli cardetesi, che questi ultimi sono chiamati a riconoscere la luce del Signore che illumina, rinnova e accoglie. Come evidenzia don Luca, «a Mallemace i fedeli incontrano Dio», ed esattamente come i tre discepoli, reagiscono in modo diverso: con il fervore di Pietro, con la paura di Giovanni o con l’apatia di Giacomo.
Il buon Samaritano: accorgersi del bisogno dei fratelli
Il secondo quadro cattura pienamente la natura del Santuario, un luogo che da anni è dedicato all’incontro con il Signore, rifugio spirituale, un luogo di ringraziamento e serenità, ma anche di consolazione per le lacrime più segrete. Nel silenzio della preghiera, il Signore accoglie e abbraccia i fedeli, così come il Buon Samaritano, curando le ferite più profonde e gioendo per la felicità dei suoi figli.
Nella sua opera, l’artista ha scelto di raffigurare una porta da cui penetra la Luce, rimando simbolico al Santuario come locanda che accoglie chi ne ha bisogno. La parabola rappresentata richiama questa importante missione: siamo tutti “malcapitati”, bisognosi della misericordia divina, che ci solleva e rincuora nel tempo della prova.
Un momento di comunità
È stato un momento “intimo” e confidenziale, di ritrovo e confronto tra volti che condividono le stesse radici. L’intera conferenza ha sviluppato un tema condiviso, incentrato sul valore profondo della cura del proprio territorio, una realtà da preservare viva nelle sue tradizioni, nella sua cultura e nella sua bellezza, in una occasione che si è fatta portavoce di appartenenza, rispetto e futuro.

Il giorno successivo alla presentazione, in un clima di fede e preghiera, durante la celebrazione svoltasi nel santuario, sono stati benedetti e affissi i quadri. A rendere il momento ancora più significativo è stato il pellegrinaggio, partito dal centro di Cardeto e giunto fino al santuario, attraversando il torrente con spirito di devozione, come segno concreto di cammino, affidamento e gratitudine.













