Il Mediterraneo occidentale si sta rivelando un’area sempre più rilevante per la riproduzione della Caretta caretta, la tartaruga marina più diffusa del bacino. I dati aggiornati al 2025 segnalano un sensibile aumento dei nidi lungo le coste italiane, con oltre 700 deposizioni censite. In questo quadro, la Calabria ricopre un ruolo di primo piano, ospitando circa 180 nidi concentrati soprattutto lungo la Costa dei Gelsomini, nel Reggino, e sul litorale tirrenico. Nonostante le criticità legate all’inquinamento, alla pesca accidentale e agli effetti del cambiamento climatico, le attività di monitoraggio e di soccorso coordinate da volontari, associazioni e istituzioni continuano a tutelare questa specie, considerata un indicatore fondamentale dello stato di salute dell’intero ecosistema marino.
Le minacce per la specie nel bacino del Mediterraneo
Da oltre 200 milioni di anni attraversano oceani e mari, sopravvivendo a estinzioni di massa e cambiamenti climatici che hanno cancellato intere specie. Le tartarughe marine sono tra gli abitanti più antichi del pianeta e ancora oggi continuano a compiere viaggi lunghissimi nel Mediterraneo, tracciando una rotta romantica che le riportano, anno dopo anno, sulle stesse spiagge dove sono nate.
Inutile negare che la loro sopravvivenza è sempre più fragile. Plastica dispersa in acqua, pesca accidentale, traffico marittimo, erosione delle coste e aumento delle temperature mettono a rischio una delle specie simbolo del Mediterraneo. Per questo il 23 maggio si celebra la Giornata mondiale delle tartarughe, per ricordarci quanto sia importante proteggere questi animali e l’ecosistema marino di cui fanno parte.
Tra le specie più diffuse nel nostro mare c’è la Caretta caretta, riconoscibile dal carapace marrone-rossiccio e dalla straordinaria capacità di percorrere migliaia di chilometri tra aree di alimentazione e spiagge di nidificazione. È la più piccola tra le tartarughe marine del Mediterraneo, ma può raggiungere anche i 110 centimetri di lunghezza e pesare fino a 180 chilogrammi. La sua presenza è fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema marino: si nutre infatti di granchi, molluschi, meduse e altri organismi contribuendo a mantenere stabile la biodiversità del mare.
I numeri dei nidi in Italia e il ruolo della Calabria
Il Mediterraneo occidentale sta diventando sempre più importante per la riproduzione della specie. Nel 2025 in Italia sono stati registrati oltre 700 nidi in 12 regioni costiere: il dato più alto mai censito nel Paese. Un numero in forte crescita rispetto ai 601 nidi del 2024 e ai 443 del 2023, segnale di una progressiva espansione delle aree di nidificazione. A guidare questa crescita è la Sicilia, che nel 2025 ha superato quota 220 nidi. Subito dopo c’è la Calabria, che si conferma uno dei territori più strategici del Mediterraneo per la tutela della Caretta caretta. Sono circa 180 i nidi individuati lungo le coste calabresi, soprattutto nella Costa dei Gelsomini, nel Reggino, e sul versante tirrenico. Un risultato che consacra la regione come uno dei principali luoghi di riproduzione della specie in Italia.
Il monitoraggio degli arenili e il soccorso agli animali feriti
Il primato calabrese non è casuale. Le lunghe spiagge sabbiose, le temperature favorevoli e alcune aree ancora relativamente poco antropizzate rappresentano condizioni ideali per la deposizione delle uova. Ma dietro questi numeri c’è soprattutto il lavoro quotidiano di associazioni, biologi, volontari, pescatori e Capitanerie di Porto. Molte attività di monitoraggio e protezione dei nidi vengono coordinate dal progetto Legambiente attraverso il programma LIFE Turtlenest, sostenuto dall’Unione Europea. La Calabria, inoltre, è diventata centrale anche nelle operazioni di soccorso degli esemplari feriti. A WWF fanno capo diversi centri di recupero attivi in Italia. Nel solo 2024 i centri della rete WWF hanno accolto oltre 300 tartarughe marine recuperate lungo le coste italiane. Molti animali arrivano con ferite provocate da ami, reti da pesca o collisioni con imbarcazioni, mentre altri sono debilitati dall’ingestione di plastica.
Il clima e i comportamenti quotidiani a tutela della biodiversità
Le tartarughe marine sono infatti considerate una “specie sentinella”: il loro stato di salute racconta direttamente quello del mare. Quando aumentano i casi di ingestione di plastica o di catture accidentali, significa che l’intero ecosistema è in sofferenza. Proteggere la Caretta caretta significa quindi difendere la biodiversità marina, ma anche la qualità delle acque e il futuro delle coste mediterranee. Il cambiamento climatico, paradossalmente, sta favorendo l’espansione delle nidificazioni verso ovest, ma allo stesso tempo rappresenta una minaccia. Temperature troppo elevate possono alterare il rapporto tra maschi e femmine alla nascita, mentre eventi meteo estremi rischiano di distruggere i nidi sulle spiagge. Per questo la tutela della specie passa anche dai comportamenti quotidiani. Ridurre l’uso della plastica, rispettare le aree protette, evitare disturbo sulle spiagge durante la nidificazione e sostenere le associazioni impegnate nel monitoraggio sono azioni concrete che possono fare la differenza. Fondamentale è anche sapere come comportarsi davanti a un nido o a piccoli appena nati: non toccarli, non inseguirli, non nuotare troppo vicino e lasciare che raggiungano autonomamente il mare. La crescita del numero di nidi dimostra che la protezione funziona. Ma racconta anche la possibilità che il Mediterraneo continui a essere un luogo di vita, nonostante le pressioni ambientali.













