Caritas, «Il mio servizio civile, un tempo speciale»

Alessia racconta i sentimenti, gli incontri e le suggestioni percepite in un anno di impegno al fianco di chi vive la condizione di solitudine

« I l servizio civile, una scelta che ti cambia la vita»: questo non è semplicemente lo slogan che appare sul bando per l’impiego di volontari, ma è un messaggio di speranza, di lotta, d’impegno, di coraggio e di passione. Una dichiarazione di fede e una testimonianza che è emersa chiara e forte durante tutti gli incontri formativi a livello regionale organizzati dalla Caritas, per condividere la nostra esperienza, per conoscere le diverse realtà in cui operiamo, per raccontare la quotidianità del servizio e le emozioni che questa scelta di pace e responsabilità regala.

Un’esperienza di vita che, come tutte le cose, giunge al termine. Durante il corso di fine servizio che si è tenuto a Reggio Calabria dal 25 al 27 settembre, però, noi volontari abbiamo imparato che il nostro servizio non è finito, ma inizia proprio ora. «C’è un tempo per ogni cosa, c’è un tempo per tutte le cose»: emblematiche le parole pronunciate dal formatore Alfonso Canale che ci hanno dato il benvenuto e hanno dato il via alle attività dell’ultima tappa del nostro Servizio Civile. Le diocesi di Cassano, Cosenza, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Rossano e San Marco Argentano si sono ritrovate dopo sei mesi per raccontarsi, emozionarsi, testimoniare i dodici mesi vissuti nelle varie sedi operative. Ragazzi diversi, ognuno con la propria esperienza, la propria storia, il proprio percorso, il proprio vissuto, ma tutti accomunati dallo stesso entusiasmo misto a un po’ di malinconia per essere arrivati a scrivere l’ultima pagina del servizio.

Sono stati giorni intensi perché ci hanno dato la possibilità di riflettere e di confrontarci su come abbiamo “abitato” e vissuto il servizio. Ognuno di noi ha avuto la possibilità di ripercorrere quest’anno e di parlare di sé agli altri. Due le attività principali che sono state oggetto del corso e ci hanno permesso di disegnare una mappa di questo “viaggio”: “la finestra” e le “tre sedie”. La prima è stata un’analisi introspettiva: un foglio bianco, una tavolozza di colori e la nostra mano chiamata a lasciarsi andare e a dare colore e forma alle nostre emozioni. Una finestra pronta ad aprirsi e a raccontare del proprio io: io prima del servizio, io adesso, io domani ed io immaginario. Tanti fogli bianchi che sono diventati testimoni di speranze, paure, dubbi, emozioni, gioie, progetti. La seconda, invece, ha avuto come protagoniste le storie di ogni volontario che ha trasformato in parole quei colori e quelle immagini. Tre sedie che hanno dato la possibilità di aprire quella finestra e il proprio cuore. Ognuno di noi ha parlato di sé, del suo servizio e di come è cambiato durante un anno in cui si è impegnato a dare voce a chi non ha voce. Storie diverse, ma legate da un filo di amore incondizionato verso gli utenti con cui siamo stati a contatto in questi mesi. Storie che parlano di occhi, di sorrisi, di condivisione, di empatia, di vite che s’intrecciano per scrivere delle nuove storie, di fiducia, di testimonianze, di bellezza, di momenti difficili, di periodi di smarrimento, di cuori fatti in mille pezzettini, ma degli stessi cuori rimessi insieme dallo sguardo di un bambino, di un senzatetto, di una ragazza madre, di un’anziana un po’ bizzarra, di un immigrato. Storie di vita che pulsa e che fuoriesce per incontrare altre vite. Di battiti. E noi volontari siamo stati tutto questo: battiti di un unico grande cuore del Servizio Civile. Il corso di fine servizio si è concluso con la consegna dell’attestato e l’augurio ad ogni ragazzo di vivere il proprio tempo, di aprire la finestra e di iniziare il cerchio del sorriso.

* volontaria servizio civile 2016

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