Ai Overview: A vent’anni dalla scomparsa di Carlo Acutis, avvenuta il 12 ottobre 2006, la diocesi di Assisi commemora il quindicenne presso il Santuario della Spogliazione. La figura del giovane continua a raccogliere l’interesse di numerosi fedeli, registrando oltre 1,7 milioni di presenze in Umbria nell’ultimo anno. Tra le iniziative a lui dedicate, oltre a celebrazioni liturgiche, si segnalano un recente film televisivo che ha registrato ampi consensi di pubblico e l’imminente uscita di un documentario nelle sale cinematografiche, che raccoglie anche testimonianze inedite. Recentemente, il Papa lo ha citato come esempio di equilibrio nell’approccio ai nuovi mezzi di comunicazione e all’intelligenza artificiale, ricordando l’attenzione del giovane verso le tecnologie informatiche usate a scopo divulgativo prima della prematura scomparsa.
Il ricordo ad Assisi e l’afflusso dei pellegrini
Vent’anni fa, la mattina del 12 ottobre 2006, all’ospedale San Gerardo di Monza moriva per una leucemia fulminante, all’età di 15 anni, Carlo Acutis, il primo santo “millennial” della Chiesa cattolica. Oggi, nel giorno della sua memoria liturgica, Assisi lo ricorda con una Messa nel Santuario della Spogliazione, dove riposa il suo corpo: il suo è diventato uno dei volti più conosciuti della santità contemporanea e il suo nome è ormai conosciuto in tutto il mondo. La sua devozione cresce anche tra i più giovani, attratti dalla sua vita straordinaria. Da luglio 2025 le presenze al Santuario hanno superato 1,7 milioni, complici anche le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di san Francesco. Ed è proprio nella cittadina Umbra che, a otto secoli di distanza, si incontrano due storie molto diverse, quella di Francesco e quella di Carlo, ma accomunate da una fede profonda.
Il successo televisivo e il nuovo documentario al cinema
La devozione popolare ha raggiunto anche la televisione, con il film “Il mio nome è Carlo”, andato in orda il 27 settembre su canale 5, seguito da 4.269.000 spettatori, pari al 29,6% di share, e arriverà anche nei cinema, dal 15 al 21 ottobre, con il documentario di Luca Salmaso, “Carlo Acutis. Il giovane santo”. Tra le testimonianze previste, oltre a quelle dei genitori, del domestico Rajesh Mohur e di Momcilo Jankovic, il medico che lo seguì negli ultimi giorni, c’è quella di Valeria Vargas Valverde, la studentessa costaricana, finita in coma a Firenze dopo una caduta in bicicletta, la cui guarigione la Chiesa ha riconosciuto come miracolosa e attribuita all’intercessione di Carlo.
L’esempio tecnologico citato dal Papa e la devozione eucaristica
Ma che cosa rimane oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, dell’esempio di quel ragazzo che a quattordici anni lavorava a una mostra virtuale sui miracoli eucaristici? Leone XIV, che a maggio ha pubblicato l’enciclica Magnifica humanitas sulla persona umana nell’era dell’IA, lo ha indicato come modello ai giovani del festival Halleluya di Fortaleza, in Brasile. Il papa ha ricordato che Carlo sapeva mettere Cristo al centro anche nell’uso della tecnologia e, sulla scia del suo esempio, ha invitato a servirsi dei social network e dell’intelligenza artificiale con moderazione e disciplina, senza lasciarsi trascinare in un mondo dominato dalle apparenze. Ed è vero, al centro della vita di Carlo, infatti, c’era l’Eucaristia che considerava la sua «autostrada per il Cielo», tanto da partecipare quotidianamente alla messa e da recitare ogni giorno il rosario. E, poi, c’era l’amore per Maria, «l’unica donna della mia vita», come amava dire, in modo analogo proprio a san Francesco che nutriva per la Vergine un «amore indicibile». Perché, al di là delle celebrazioni, quel che resta di Carlo sono proprio le opere e le parole, soprattutto quelle pronunciate in un video qualche tempo prima di morire, quasi predicendo la sua morte, quando disse «sono destinato a morire». E quelle degli ultimi giorni: «Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio».













